Coeli et TerraePlutone come Giove?

3 Marzo 2019by Francesco0
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Premettendo che questa “idea” non appartiene alle concezioni tradizionali e classiche, tanto meno alle nuove forme di astrologia, è da diverso tempo che osservo nello studio mitologico e simbolico di Plutone molti caratteri rintracciabili nel mitologema di Giove. Questo mi ha portato a riprendere in mano le dignità planetarie concepite da Lisa Morpurgo dove ho incontrato una riproducibilità simbolica tra Plutone e Giove.

Ebbi questa intuizione quando affrontai alcune letture relative a Giove e al processo mortale. Alcuni astrologi sostenevano che gli aspetti armonici del pianeta di transito non sempre corrispondono ad eventi positivi per la consuetudine e la convenzionalità umana. Alcuni osservavano che in frequenti casi gli eventi mortali in certi individui corrispondevano con congiunzioni o trigoni o sestili di Giove a certi punti strategici della carta di nascita. Come può essere la morte vista positivamente? I transiti non traducono un linguaggio umano ne traducono alcuna convenzionalità, piuttosto esprimono delle immagini che – in questo caso – evocano processi di un complesso simbolismo alchemico; nella Opus Magnum la Morte è un evento “armonico”, è un dono di inestimabile valore. Ho dunque giustificato l’effettiva correlazione tra transito armonico di Giove ed evento mortale con questa spiegazione: la Morte è un processo biologico ma spiritualmente è un momento in cui si ripete l’evento del parto, dove la parte eterica dell’individuo si libera dalla gestazione terreste, entrando in un mondo nuovo, spirituale, metempsicotico.

Provando ad osservare la morte dei miei cari, padre nonni zii, noto che in effetti in molti casi Giove transitava in un segno armonico il più delle volte al Sole di nascita! Certamente questo non è un dato riproducibile e sempre presente, per questo ho sempre ritenuto che l’Astrologia con la statistica centra veramente poco! Tuttavia certi fenomeni aprono ad un ragionamento possibile.

Giove negli eventi mortali mi porta ad evocare, istintivamente, Plutone il simbolo più vicino al mondo dell’Ade e quindi al grande evento dell’exitus. Quindi mi sono chiesto, Giove può essere visto come Plutone? Giove è la parte oscura di Plutone? Plutone è la parte ctonia di Giove?

La prima cosa che ho fatto è cercare una corrispondenza negli inni orfici. In effetti in un Inno a Plutone, il dio dell’oscurità è evocato come Giove/Zeus ctonio, ovvero come dio degli dei nella veste di Signore dell’Oltretomba e dell’Oscurità.

Nella tabella delle dignità di Giove concepite da Lisa Morpurgo, trovo interessanti analogie con quelle di Plutone.

  • L’autrice conferisce come domicilio primario di Giove il segno del SAGITTARIO che rappresenta la caduta di Plutone.
  • Conferisce all’esilio primario di Giove il segno GEMELLI che rappresenta l’esaltazione di Plutone.
  • Conferisce all’esaltazione primaria di Giove il segno TORO che rappresenta l’esilio primario di Plutone.
  • Conferisce alla caduta di Giove il segno SCORPIONE che rappresenta il domicilio primario di Plutone.

Nell’osservazione ermetico-esoterica dei simboli Plutone-Giove entrambi evocano una “ricchezza” un dono prelibato ed elevato che è conferito all’umanità. Il dono più elevato di Giove all’uomo è il fulmine di Zeus, la saetta del dio rappresenta alchemicamente il “fuoco degli dei” concesso agli uomini. Il fuoco è un elemento centrale del Fulmine di Zeus, esso rappresenta il potere divino di Giove: in molte leggende la divinità e il suo potere sono spesso visti come manifestazione del fuoco, questo simbolismo lo troviamo non a caso nelle manifestazioni di Dio di Abramo, nel suo apparire a Mosè sotto forma di “Fuoco Divino”. Ma il Fuoco di Zeus è anche visibile sottoforma di calore del Sole che infonde nutrimento al grano, nonché come il calore usato dal fornaio per cuocere il grano. In tal senso, il fuoco-saetta di Zeus è la “tecnica” derivante dall’ingegno che gli dèi hanno concesso agli uomini. Ma il fulmine come simbolo alchemico è spesso riprodotto all’interno di bare o di figure allegoriche rappresentanti la morte, le saette all’interno delle bare rappresentano nella simbologia dell’alchimia il passaggio di stato da una forma organica ad una forma spirituale, ovvero rappresentano un processo catartico frutto della morte. In questo caso la Morte evocabile da Plutone è altrettanto “dono agli uomini” quanto quello offerto da Giove Zeus.

Alcuni testi astrologici conferiscono al fulmine la natura di Marte. Personalmente ritengo che la natura di uno stesso fenomeno può essere polivalente. Nel Fulmine-marziale vi è certamente la forza distruttrice del simbolo, vista però come un’energia che parte dall’azione dell’uomo. Nel Fulmine-gioviale vi è il dono degli dei agli uomini, che offre tecnica e ingegno, conoscenza e consapevolezza. Nel Fulmine-uranico vi è invece la forza costruttrice e distruttrice della natura. E poi, nel Fulmine-plutonico vi è la catarsi, la scissione tra corpo e anima, il processo mortale ovvero la migrazione della coscienza da un certo tipo di dimensione ad un’altra.

Quindi voler trovare un “assolutismo” nelle simbologie e nelle analogie, offende la possibilità interpretativa, nonché l’infinità stessa della matrice archetipica e simbolica. No, il Fulmine non è solo Marte e non è solo Giove!

Nelle analogie Giove e Plutone si evocano per entrambi i concetti di “ricchezza”. La ricchezza gioviale è chiamata anche Grande Fortuna da intendersi come ricchezza terrestre, solare, vissuta nella realtà terrestre. Mentre la ricchezza di Plutone è da intendersi come il grande dono ctonio, la ricompensa che ci aspetta dopo la gestazione-terrestre, per effetto della morte.

Plutone tuttavia è anche simbolo delle ricchezze inconsce, della capacità di trasformare l’ombra in consapevolezza consolidante l’io. Gli aspetti genetliaci tra Giove-Plutone possono essere molto importanti nel comprendere la capacità dell’individuo di trasformare le ombre inconsce in consapevolezze (strumenti) da utilizzare nella vita terrena. Dunque, aspetti armonici Giove-Plutone possono indicarci esotericamente la capacità di utilizzare il “fulmine” plutonico come dono e strumento nella vita terrestre dell’individuo; la nostra capacità di elaborare l’ombra, l’oscurità, il lato sconosciuto del sé, utilizzandolo come “tecnologia” nella vita reale. Aspetti disarmonici Giove-Plutone mettono in luce una conflittualità tra risorsa plutonica e risorsa gioviale, ovvero obnubilamento oppure incapacità di comprendere realmente le richieste del sé più profondo ed oscuro.

Nell’inno orfico di Plutone troviamo tutta la forza di Giove-ctonio-plutonico. Cosi come incontriamo anche in altri simboli una dualità tra luce ombra, come nel caso di Mercurio che è sia caducifero (Mercurio, domicilio Gemelli) sia psicopompo quindi ctonio (Mercurio, domicilio Vergine).

O tu che hai l’eccelsa forza per sempre indistruttibile di Zeus,
O tu dall’animo forte, che abiti la dimora sotterranea,
il prato del Tartaro dall’ombra profonda e senza luce,
Zeus ctonio, con lo scettro, accogli di buon animo questi riti,
Plutone, che hai le chiavi di tutta la terra,
che arricchisci la stirpe mortale con i frutti dell’anno;
tu che ottenesti come la terza parte la terra del tutto sovrana,
sede degli immortali, possente sostegno dei mortali;
tu che hai stabilito il trono sotto il luogo tenebroso
lontano, instancabile, senza vita, indistinto Ade
e cupo Acheronte, che contiene le radici della terra;
tu che in grazia della morte domini i mortali, o Eubulo
molto esperto, che una volta la figlia di Demetra purificatrice
avendo presa in sposa strappata dal prato attraverso il mare
con la quadriga portasti in un antro dell’Attica
nel demo di Eleusi, dove sono le porte dell’Ade.
Tu solo sei giudice delle opere invisibili e visibili,
invasato, onnipotente, santissimo, splendidamente onorato,
che ti rallegri dei nobili sacerdoti e dei puri riti;
ti prego di venire benevolo compiaciuto degli iniziati.

 

 

 

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