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Segni muti: la parola sospesa, il silenzio, le dislessie e le balbuzie

Le balbuzie sono un problema sociale per chi ne soffre. Sono anche io balbuziente e appartengo a questa categoria di persone “diversamente parlanti”. Le balbuzie non pregiudicano l’intelligenza, ne in teoria sono un problema, ma quando diventano particolarmente disabilitanti, possono creare problemi severi nella persona causandogli disagi sociali e di altra natura. In tal senso, in Italia vorrei segnalarvi il Campus di Psicodizione della dottoressa Chiara Comastri che attraverso un metodo (dinamico, una vera e propria palestra del linguaggio) è attualmente il più importante riferimento nazionale per la gestione delle balbuzie attraverso un profondo e particolare lavoro su sé stessi. Segue un video di presentazione del Campus di Psicodizione.

SITO DI PSICODIZIONE

 

 

Ma passiamo ad una riflessione più astrologica. I segni zodiacali hanno una natura intrinseca che può sovente coincidere con certe manifestazioni organiche o peculiarità personali. Tale questione può essere, per esempio, ben spiegata dalla capacità fluente della parola. Le balbuzie, le dislessie, o il mutismo, sono una condizione fonetica che può essere studiata proprio in astrologia, nella comprensione della facoltà naturale dei segni zodiacali ma non solo.

I segni muti sono quelli di acqua, la ragione è abbastanza ovvia. Quindi Cancro Scorpione Pesci oltre ad essere segni di seme abbondante e la triplicità più fertile in assoluto, sono anche detti segni silenziosi, muti, di voce flebile. Quando si parla di segni muti non significa necessariamente che questi segni identifichino il mutismo, ma piuttosto possono essere coincidenti alcune peculiarità della voce e della sua fonetica. Quindi nei segni muti possono rientrare anche qualsiasi forma di dislessia, o di balbuzie. Tuttavia numerosi personaggi balbuzienti non presentano particolari attinenze ai segni muti.

Claudio Tolomeo parla di balbuzie o difficoltà fonetiche senza identificare specificatamente la natura dei segni, ma dando più importanza alla disposizione degli astri. È molto rischioso dunque limitare una certa questione alla sola natura dei segni, perché come ci testimonia Tolomeo è più importante, alla fine, la disposizione degli astri e le loro virtù che acquisiscono nel loro moto diurno e nelle variabili astronomiche. Nel Quadripartito, Terzo libro, Capitolo Tredici, Tolomeo ci dice che il nativo ha la lingua impedita (difficoltà fonetiche ed espressive) specialmente quando Saturno e Mercurio sono in relazione al Sole, quando c’è un coinvolgimento dei luoghi uno, sette e sesto, quando Mercurio è occidentale, quando Saturno Mercurio sono configurati alla Luna. Le indicazioni di Tolomeo sono orientative. Non è detto che Mercurio e Saturno debbano per forza essere configurati con aspetti di longitudine, anche una mutua ricezione o un aspetto di declinazione, può essere rievocante un problema fonetico. Tale può essere poi rafforzato man mano che l’aspetto è più puntuale e secco. Certamente un Mercurio occidentale al Sole predispone certe peculiarità fonetiche, e queste possono essere più marcate o lievi in base anche alla distanza dal Sole (un Mercurio in combustione applicativa sarà diverso da un Mercurio combusto in fase separativa, o sotto i raggi del sole, o fuori dall’intrappolamento dai raggi). Tuttavia Tolomeo sottolinea l’occidentalità di Mercurio perché in questa condizione l’astro aumenta la sua umidità, quindi la relazione Mercurio Saturno poiché quest’ultimo è rinsecchente (estremo freddo estremo secco) tende probabilmente a denaturare l’umidità di Mercurio rendendolo più tensivo. Inoltre è importante il ruolo del Sole e dei suoi raggi rispetto a Saturno, a Mercurio, ma anche alla Luna.

Mercurio occidentale al Sole è più umido… e questo rievoca anche la classificazione dei segni che incontriamo più frequentemente nella tradizione successiva a quella Tolemaica, dove i segni umidi sono in particolare quelli di Acqua ma non solo. La fonetica e la parola è data dall’emissione di aria che fa vibrare le corde vocali: se vogliamo vedere la parola in una visione aristotelica, essa è il prodotto dell’aria, elemento i cui caratteri predominanti sono quelli del caldo e dell’umido. Forse è anche per questo che i segni di acqua sono muti, perché pur essendo segni umidi, hanno la presenza di un carattere freddo, e se i significatori della parola sono irrigiditi nella componente fredda da Saturno, la parola sarà conseguentemente più irrigidita e dunque impedita.

Non necessariamente quindi è indispensabile trovare un aspetto di longitudine Mercurio-Saturno, ma spesso è sufficiente che Mercurio / Sole testimonino in qualche modo Saturno. Importante è anche il coinvolgimento del Signore dell’Umidità, la Luna. Certamente un coinvolgimento poi dei segni muti Cancro Scorpione Pesci, può ampliare il quadro generale. Inoltre in queste configurazioni non è detto sia rintracciabile la sola condizione di “mutismo”, ma in generale qualsiasi alterazione espressiva della fonesi. Le disfunzioni fonetiche non sono di un solo tipo, in esse abbiamo tante sfumature e variabili, in un certo senso quante sono le possibilità e le variabili in sede astrologica.

(Nei prossimi esempi alcuni balbuzienti celebri, non terrò in considerazione la Luna perché i dati di nascita non hanno certezza sull’orario).

Per esempio Isac Newton nasce con Mercurio in esilio nel segno del Sagittario, nella Casa di Giove che è in Pesci, quindi in segno muto. Mercurio è in aspetto a Saturno in Pesci, in segno muto. Tuttavia è un Mercurio orientale e non combusto. Le balbuzie in Newton erano presenti… ma non hanno mai pregiudicato la sua condizione sociale essendo questo disturbo spesso fonte di pregiudizio.

Anche Lewis Carroll è un noto balbuziente, ma in forma lieve e mai gli ha cagionato problemi. Mercurio è orientale al Sole e ben distante dai suoi raggi di combustione. Un Mercurio nella casa di Saturno, in aspetto a Saturno, e Saturno è retrogrado. Anche in questo caso troviamo alcune debilità, il moto retrogrado è infatti una debilita perché rappresenta un “moto contrario” ad un ordine naturale delle cose.

Anche Italo Calvino è stato affetto da una forma di balbuzie. Saturno è in esaltazione, il Sole è congiunto a Saturno e Mercurio testimonia Saturno perché è nel segno della sua esaltazione (almuten di Mercurio = Saturno).

Si dice che anche Gerolamo Cardano fosse balbuziente. Mercurio è occidentale al Sole, è retrogrado nel segno di esaltazione di Saturno; Saturno invece è nel segno di Mercurio, anch’esso retrogrado.

Non abbiamo a disposizione archivi genetliaci noti di persone mute, l’unico personaggio che ho potuto osservare è Hendrick Avercamp pittore olandese di cui però ignoriamo l’orario di nascita. L’unico dato che possiamo conoscere è quello del giorno di nascita, ovvero 25 Gennaio 1585, ad Amsterdam. Sarebbe importante conoscere il suo orario perché presenta alcune disposizioni per longitudine coincidenti il suo noto mutismo: Mercurio e Sole si trovano a 5 gradi nel segno Acquario, è dunque Mercurio combusto nella casa di Saturno (non si presentano le condizioni del cazimi), il Sole è in esilio; mentre Saturno è in caduta nel segno dell’Ariete e testimonia Mercurio perché esso è nella sua casa. L’orario che ho trovato in alcuni siti stranieri, ma dove non è indicato come abbiano avuto tale indicazione, è quello delle ore 9:15. Se l’orario fosse corretto l’Ascendente è in Pesci, sorge quindi un segno muto. Sole Mercurio combusti sono nel luogo ove gioisce Saturno (Casa XII) e Saturno è in una sua debilità essenziale, e in casa uno ove ha sede la gioia di Mercurio.

Concludo con un esempio che riguarda direttamente la mia vita. Ho sofferto sin dalla nascita di “balbuzie congenite” così diagnosticate anche dal pediatra quando ero fanciullo e pronunciavo le prime parole con difficoltà. Non ho tuttavia avuto mai bisogno di un logopedista, o di curarle… anche se in età adolescenziale spesso mi hanno causato problemi e disagi, poi in età adulta pur avendole ancora in forma lieve, non mi hanno cagionato fastidio anzi le trovo peculiari della mia comunicazione che non vuole essere “gregaria” e normalizzata alle masse, ovvero ci tengo alle mie balbuzie! Premesso questo: nella mia nascita Mercurio è nella fase indicata da Tolomeo, ovvero occidentale, è invisibile, combusto ma in fase separativa (Mercurio 20° – Sole 13° – segno gemelli). Mercurio è nel suo domicilio. Saturno è nel segno di Mercurio. Tuttavia Mercurio-Saturno non sono in aspetto ne di longitudine, ne di declinazione, ne in mundo. C’è però una “mutua ricezione” che alcuni autori la ritengono rilevante anche senza un aspetto di declinazione o di longitudine, insomma una mutua ricezione mette in comunicazione due punti, certamente in modo meno importante se tale ricezione fosse anche valorizzata da un aspetto di longitudine. Possiamo dire che c’è una comunicazione Saturno-Mercurio per governatore-triplicità, esaltazione-triplicità. La Luna è nei confini di Saturno ma non forma aspetti significativi ne con Saturno ne con Mercurio. Per concludere il Sole e Saturno sono invece in aspetto di quadratura, ma separativa e come essi sono in separazione, le balbuzie mi hanno contraddistinto specialmente nell’età infantile e adolescenziale per poi separarsi da me, nettamente, in età adulta, e non essere dunque più un problema in questo momento.

Astrology

Segni zodiacali da L’Anno Riformato di Doglioni, Giovanni Nicolò (1548-1629)

Dei dodici segni dello Zodiaco – Libro Primo de “L’Anno riformato” di Doglioni, Giovanni Nicolò  (Venezia 1548 – Venezia 1629) è stato un matematico e notaio italiano. Autore di numerose opere di stampo cronachistico e di alcuni trattati di cosmografia e cronologia, connessi alla riforma del calendario voluta da Gregorio XIII, è un testimone interessante per comprendere come l’Astrologia era considerata anche da chi non era propriamente un astrologo. In questa trascrizione vi propongo un paragrafo del suo “L’Anno riformato” dove in particolare tratta i dodici segni zodiacali, con un mio personale commento finale sui “segni zodiacali”. Buona lettura e meditazione.

 

Non bisognando dire altro in materia del Primo Mobile (…) passeremo all’ottavo cielo (Zodiaco) (…). È diviso questo Cielo dagli Astrologi in 360 gradi, o parti, come li vogliamo nominare, in esso (come si disse) vi sono le 48 immagini, ognuna di esse composta da un certo numero di Stelle. Ma poiché 36 (di queste) non sono utili al nostro proposito, paleremo solamente delle dodici per le quali, o sotto le quali per meglio dire, andando il Sole (transitando il Sole) influisce maggiormente su di noi, producendo nelle regioni elementari tutti le varietà e i meravigliosi effetti, che dall’occhio nostro con tanto magistero si vanno scorgendo.

 

FIGURA 1 tratta da “L’Anno Riformato” – una immagine proposta dall’autore per rappresentare il mondo e le sue sfere, dove notiamo le orbite dei sette astri fondamentali, e le sfere che sono oltre. Al centro dell’immagine vi è la terra, intorno le sfere che la circondano secondo il punto di vista di colui che osserva il cielo.

Son detti Segni come nome generale, che molte cose significa; perciò a volte vuol dire molte cose e in altri casi è congettura. [Segno] è come se dicessimo che tu sei un galantuomo. Significa anche “testimonio o testimoniare qualcosa” e così si chiama il segno “de’Notari che pongono sotto i loro [segni / simboli]” gli strumenti che usano. Sono segni anche quelli che si usano per creare sigilli o cose simili, ovvero che intendono esprimere un segno di quelle cose che con essi sono segnati (qui l’autore pare indicare le diverse definizioni di Segno come parola di uso comune non come Segno zodiacale, ma forse intende analizzare una etimologia di fondo, che possa in qualche modo offrire, alla fine, un senso riproducibile). E in fine segno può significare quella meta alla quale si indirizza l’intento di qualcuno, come il loco a che sogliono i balestrieri tirare; o le Stelle che danno segno ai naviganti quale via debba essere seguita per portarli al sicuro. In questa maniera ultima deve intendersi nel proposito nostro (così l’autore specifica come la parola Segno può significare molte cose, ma per quanto riguarda i Segni Zodiacali essi devono essere concepiti, secondo l’autore, come fossero Segni del Cielo che i naviganti seguono osservando il cielo per giungere al porto sicuro o alla meta desiderata). E hanno preso questi segni il nome loro da animali, come è sopra narrato, per gli effetti che il Sole partorisce ogni volta che si ritrova sotto di alcun di loro. Essi contengono ognuno 30 dei sopradetti gradi.

 

FIGURA 2 tratta da “L’Anno Riformato” – rappresentazione del cerchio zodiacale, ovvero la fascia del cielo in cui avviene il moto apparente del Sole; questa fascia ha una ampiezza di 360° il Sole compie in essa un viaggio suddiviso in 12 stazioni, ogni stazione, o parte o segno, ha una ampiezza di 30° e in tale spazio il Sole esprimerà certe qualità di cui l’umana coscienza ha una esperienza diretta attraverso le stagioni e i loro caratteri.

Il primo dunque è nominato ARIETE o Montone, nel quale entra il Sole al 21 Marzo, secondo la riforma fatta dal nostro Signore Gregorio XIII di felice memoria, è posto nel Cielo, secondo i Poeti che fingono per memoria di Bacco il quale passando col suo esercito per acquistarsi l’Africa, giunge in un deserto inabitabile, e così arido, che tutti vi sarebbero morti di sete, se non fosse che essendoci un Montone, furono da questo guidati, così portati in abbondanza di acqua (quindi salvati), per questo quivi rizzarono un tempio a Giove Hammone, figurandolo nella forma di un Ariete, e così per questo fu posto in cielo, allegoricamente volendo mostrare che quando il Sole è in questo segno, la Terra incomincia a produrre, e tutte le cose animate a ricrearsi, e poiché in questo animale una parte del corpo è debole e l’altra forte, così nel principio il Sole quando entra in questo segno ha poco vigore, ma nella sua parte finale riscalda poi molto bene. È segno orientale, igneo, caldo e secco, collerico, mobile, mascolino, diurno, e principio della Primavera. È casa di Marte e inclina quello, che nasce quando in esso sta il Sole ad hauer il collo longo, la faccia larga, molti capelli, gli occhi che rappresentano gravità, le orecchie piccole, e il corpo alquanto curvo. Ha dominio sopra il capo, la faccia, gli occhi, le orecchie e all’infermità loro, alla lebbra, prurigine, sordità, balbuzie, calvizie, dolore dei denti, epilessia e febbre sanguigna. Signoreggia l’Inghilterra, la Francia, la Germania, Napoli, Fiorenza, Imola e Faenza.

Il secondo segno è chiamato TORO, animale più feroce, come anco il Sole entrato in questo segno dimostra maggior fierezza. Fu posto in Cielo dai Poeti in memoria di Giove quando trasformato in questo animale, se ne portò seco la sua desiderata Europa. Dicono che nella sua faccia vi siano le Hiadi Stelle di natura di Marte e di Mercurio, le quali Poeti finsero sorelle delle Pleiadi, e che per un loro fratello nominato Hia, che si perse, tanto piansero che di dolore finalmente morsero; significando con ciò l’influenza di queste, con ciò sia che quando nascono sogliono causare piogge e tempeste grandissime. Pongono nel Toro anche le Pleiadi che dai Latini sono nominate, le quali finsero i Poeti figliuole dell’Oceano, dinotando con ciò la umidità, che sogliono causare, perché qual volta la Luna è seco in una medesima larghezza, di subito nasce grandissima abbondanza di acque. È il Toro segno terrestre, freddo, secco, malinconico, femminile, meridionale, notturno, fisso è casa di Venere e fa l’uomo di faccia ampia, alcune volte curvata, col naso lungo, occhi neri e grandi, irsuto, con i peli elevati, il collo grosso, e grasso, di natura vergognoso, che guarda abbasso camminando, con gravità. Imprime frigidità e siccità temperamentale, per il Sole quando è in esso, causa la generazione di molte cose e dà aumento alle cose vegetabili. Ha dominio sopra il collo, la coppa, la gola, alle infermità loro, come sono scrofole e altri simili, alla colera negra. Signoreggia la Parthia, la Media, le Cicladi, Cipro, l’Asia minore e paesi marittimi, gli Svizzeri, Bologna, Siena, Pistoia, Verona, Capua, Salerno, Ancona, Fano, Treviso.

Il terzo segno è chiamato Gemini o GEMELLI, il Sole quando è in questo segno corrisponde alla Terra che genera e produce erbe, fiori e altre cose, che all’ora si vedono. Fu dipinto questo segno come due fanciulli che si tengono insieme abbracciati, quali dicono che fossero Castore e Polluce fratelli, talmente amorevoli tra loro che giammai vi fu pur una minima parola di rissa, significando che quando il Sole è in questo segno, il tempo è dilettevole, le genti si danno al piacere e ai sollazzi. Altri dicono che furono detti Gemelli perché il Sole in questo segno raddoppia il suo calore, lo quale egli imprime con un umido temperato, confortativo, onde è causa di germogliare cose bellissime e vaghe. È segno aereo, caldo, umido, sanguigno, mascolino, occidentale, comune, destro e diurno. È casa di Mercurio e inclina l’uomo ad essere di mediocre statura, con petto largo e conveniente persona. Ha dominio sopra le spalle, le braccia, le mani, cosi alle infermità loro. Signoreggia parte dell’Egitto, l’Armenia, l’Hircania, la Fiandra, parte di Parigi, il Piemonte, Vercelli, Trento, Reggio, Cesena, Viterbo.

Il quarto segno è il GRANCHIO perché il Sole entrando in questo segno incomincia a tornare indietro, nella guisa, che fa a punto il Granchio. Finsero i Poeti che fosse questo posto nel Cielo in memoria di quello che uscito dall’acqua vicina morde Hercole che combatteva con l’Idra, nella palude Lernea. Significando con ciò la natura di questo segno, che è acquatico, la influenza sua è fredda umida e flemmatica. È dunque settentrionale, acqueo, freddo, umido, flemmatico, notturno, mobile, solstiziale e retto, principio dell’Estate e casa della Luna, fa l’uomo composto, di pelle grossa, e di persona dal mezzo in su sottile e abbasso grossa, con denti torti, occhi piccolini, ha dominio sopra il polmone, il fegato, la milza, le mammelle e le infermità loro, la lebbra, la tosse, il tisico. Signoreggia la Numidia, l’Africa minore, la Bitinia, Babilonia, Costantinopoli, Venezia, Vicenza, Milano e Lucca.

Il quinto segno è il LEONE animale fortissimo come anche il Sole in questo segno mostra quanto siano potenti i suoi raggi. Fu posto nel Cielo in memoria della lotta, che fece Hercole nella sua Nemea. È segno igneo, caldo, secco, collerico e mascolino, orientale, sinistro, fisso e casa del Sole. Fa l’uomo industrioso e molto intelligente, dal mezzo in su grosso, da li in giù sottile, con sottilissime gambe, ma non però in estremo, suol essere magnanimo, valoroso. Ha dominio sopra il cuore, lo stomaco, il dorso, i fianchi, il petto, le coste, le loro infermità. Signoreggia l’Italia, le Alpi, la Sicilia, la Fenicia, la Caldea, Damasco, Boemia, Praga, Mantova, Cremona, Ravenna, Perugia, Roma.

Il sesto segno è la VERGINE la quale finsero i Poeti essere una donzella che tiene una spica di grano, significando con ciò che siccome è sterile e infeconda, cosi la Terra diventa allora che il Sole è in esso segno. Gli posero la spica in mano perché è il tempo allora di governare il grano, per questo vogliono alcuni che questa immagine fosse la Dea Cerere, la quale prima insegnò a cogliere e poi a dominare il grano. È segno terreo, frigido, secco, malinconico, femminile, ha dominio sopra il ventre, gli intestini, a tutte le infermità loro, a quelle che provengono dall’umore malinconico. Meridionale, comune, notturno, è casa di Mercurio, fa l’uomo di bella presenza, di buon volere, di faccia onesta, di begli occhi. Signoreggia la Mesopotamia, parte della Grecia, Candia, Toledo, Parigi, Parenzo, Pavia, Navarra, Como, Arezzo, Ferrare, Taranto.

Il settimo segno è la LIBRA che si figura per una bilancia, significando con ciò che il giorno è allora uguale alla notte. È segno aereo, caldo, umido, sanguineo, mascolino, occidentale mobile, diurno, equinoziale dell’Autunno, retto, principio dell’autunno, fa l’uomo geloso, amatore dei piaceri. Ha dominio sopra i lombi, l’ombelico, il pettignone, la vescica, e le loro infermità, doglie di schiena, ritenzione di urina, flusso di sangue. Signoreggia l’Austria, la Schiavonia, Parte dell’Italia, Agusta, Lodi, Piacenza, Parma, Pesaro, Calitea, Suessa.

L’ottavo segno è lo SCORPIONE. L’aria è temperata cosi nel fine che è la coda, con l’acquai morte e aumenta, con la freddezza offende i corpi umani. È segno di natura acquea, freddo, umido, flemmatico e femminile, settentrionale, fisso, è casa di Marte e fa l’uomo con faccia piccola, rubiconda, molti capelli, occhi piccoli, piedi grandi, scandaloso. Ha dominio sopra l’anguinaglia, la vescica, i testicoli, il membro e posteriore, così alle loro infermità, al cancro, l’emorroide, la fistole, la pietra (calcoli), altri simili. Signoreggia la Mauritania, la Siria, la Cappadocia, la Scozia, Valenza, Aquileia, Città Vecchia, Genova, Brescia, Cremona, Padova, Ferrara Vecchia.

Il nono segno è SAGITTARIO poi che allora che il Sole è in esso l’aria offende, col freddo nuoce grandemente. È segno di natura di fuoco, caldo e secco, collerico, mascolino, orientale, comune, diurno, destro, retto, è casa di Giove e fa l’uomo con lunghe cosce, lunga e gran faccia, capelli forti, ventre grande, ama dilettarsi nel cavalcare. Ha dominio sopra le cosce, le natiche, e loro infermità. Signoreggiala Spagna, la Toscana, la Dalmazia, l’Ungheria, Buda, Gerusalemme, Agnone, Asti, Fermo.

Il decimo è il CAPRICORNO animale che ascende volentieri come appunto il Sole che entrando in esso incomincia a salire, avvicinandosi a noi. Lo dipingono con la coda di pesce, significando che nella sua ultima parte il Sole per lo più genera gran quantità di piogge. È segno terreo, freddo, secco, melanconico, femminile, meridiano, mobile, notturno, solstiziale, tortuoso, principio del verno. Fa l’uomo con le gambe sottili, il corpo secco, la faccia torta, a guisa di capra con molti capelli. Ha dominio sopra le ginocchia e le polpe delle gambe e cosi alle loro infermità. Domina ancora alla scabbia, alla raucedine della voce, alla sordità dell’orecchie, alla caligine degli occhi (cataratta), alle febbri, e al flusso di sangue. Signoreggia l’India, la Macedonia, la Tracia, la Baviera, Romagna, Forlì, parte di Ferrara, Modena, Cortona, Tortona, Prato.

L’undicesimo segno è l’ACQUARIO figurato per un uomo che sparge acqua con un vaso, che dicono i Poeti che sia Deucalione. Significando l’influenza sua per questo sull’esser abbondanza di grandissima acqua. È questo segno aereo, caldo, umido, sanguigno, mascolino, occidentale, fisso, diurno, tortuoso, casa di Saturno. Fa l’uomo alto, di bella faccia, colorita, e alle volte con una gamba maggiore dell’altra. Ha dominio sopra li stinchi, sue infermità. Signoreggia l’Arabia deserta, la Sassonia, parte della Boemia, l’India, la Macedonia, Urbino.

Il dodicesimo è PESCI perché siccome stanno questi sempre nelle acque così il tempo allora è quasi sempre umido e piovoso. È segno acqueo, freddo, umido, femminile, settentrionale, comune, notturno, destro tortuoso, muto, è casa di Giove, fa l’uomo col petto rilevato, capo piccolo, barba bella, faccia alquanto larga, di color bianco, occhi rotondi e nelle azioni sue magnanimo. Ha dominio sopra i piedi, le caviglie, loro infermità, alla flemma, umori falsi, pustole, alla lebbra, alla paralisi, alle gotte, alla scabbia. Signoreggia la Cilicia, Protogallo, Ibernia (Irlanda), Normandia, Alessandria, Ratisbona, Colonia Agrippina, parte di Venezia.

 

COMMENTO FINALE – la descrizione dei segni è sintetizzata da un autore non addetto ai lavori, Doglioni è stato notaio ma amava anche trascrivere testi e saggi di cultura generale, tra cui appunto alcune opere di contenuto astrologico/astronomico. Quindi, anche in un “non addetto” ai lavori, notiamo una ricorrenza circa la considerazione che si aveva sui segni zodiacali: essi non rappresentavano caratteri specifici degli uomini e delle donne, ne intendevano identificare una persona specifica. In questo forse i nostri antenati erano più saggi di noi moderni, che tendiamo a rintracciare in ogni azione che vediamo in una persona il ruolo di un segno zodiacale. I segni zodiacali sono così visti e vissuti come mere energie naturali, di cui l’umanità ha coscienza per esempio attraverso le stagioni e i loro caratteri. Di conseguenza, essi avranno una serie di analogie e di corrispondenze che sono sempre il frutto di un ragionamento naturale che vede nel fenomeno astrologico qualcosa di “esterno all’uomo”, ovvero connesso al cielo e alla natura che ci circonda, e che dunque ha un riverbero e un influsso con l’individuo attraverso le funzioni stesse della loro natura. Osserviamo sovente che le malattie associate ai dodici segni zodiacali spesso hanno caratteristiche legate a malattie stagionali o che possono insorgere come causa del rapporto tra uomo e i caratteri caldi, freddi, secchi e umidi delle stagioni, che in fasi alterne sono alcuni più presenti di altri. Il segno zodiacale è la proiezione di una identità o piuttosto la rievocazione attraverso un codice e una matrice di caratteri naturali? L’astrologia è stata infatti concepita come strumento di decodificazione del fenomeno astronomico, ovvero un codice che traduce le luci del cielo, i loro movimenti e i loro comportamenti rispetto all’osservatore e come tali comportamenti si esprimeranno nella persona, attraverso l’ecosistema terrestre in cui si esprime una Natura e un certo tipo di ordine naturale decretato proprio dal cielo e dalla sua conformazione e qualità. Non avremmo infatti estate, primavera, inverno, autunno, senza la disposizione coerente del Sole e di tutti gli astri, bastava una diversa disposizione che saremmo stati come Marte, o come Venere, desertici e inospitali alla vita semplice fino a quella complessa.

 

Astrology

Teorie sulla fine del mondo: dagli Astrologi agli Astronomi

Su una cosa sono d’accordo astrologi e astronomi, un giorno tutto avrà fine. Vedete, questa storia della Fine del Mondo è antichissima e sempre creduta sin dagli albori della civiltà. Ma in particolare è stata sempre ritenuta valida anche dal sistema astrologico che per questo è stato sovente bollato come un sistema catastrofista ma in realtà l’Astrologo è un malinconico per natura, perché sa come le cose finiranno. Possiamo sbagliare la data nello stabilire quando tutto avrà fine, dopotutto questa data anche oggi non è determinabile, nemmeno dalla matematica astronomica, ma sappiamo tutti che accadrà.

Non vi è dubbio che in antichità di date che hanno profetizzato la Fine del Mondo ne sono state partorite una caterva, sempre disattese visto che ci troviamo ancora oggi a parlarne. Tuttavia il principio di fondo, e il concetto di base, è corretto a rigor di logica oltre che nel rispetto dei modelli astronomici e scientifici. Prima degli scienziati di oggi, c’erano quelli di ieri e gli Astrologi considerati scienziati non hanno affatto sbagliato nel concetto della Fine del Mondo. Condividevano questa idea anche con altre categorie di pensiero, con i filosofi, i teologi, i religiosi di ogni culto. In qualsiasi cultura religiosa ci sono miti, allegorie e rievocazioni di una Fine Totale, inappellabile ma, probabilmente, non calcolabile nei tempi dell’uomo. In un certo senso la Fine del Mondo è impressa anche nel Thema Mundi per chi ha occhio nell’osservare la complessa disposizione dell’Immagine del Mondo Creato.

Partiamo con il dire che per l’Astrologo la fine del mondo poteva intendersi come distruzione totale di ciò che è stato creato e reso manifesto, la caduta del firmamento e la distruzione di ogni ordine celeste, con la conseguente fine dell’umanità. Ma poteva anche concepirsi come Fine dell’Umanità e la sua naturale estinzione. Per gli Astrologi però la Fine del Mondo significa implosione del sistema perfetto che ci viene rievocato, appunto, dal Thema Mundi. Il precipitare del Thema Mundi corrisponderà al precipitare del Firmamento e alla distruzione di questa manifestazione del creato. Lo spiega bene in questa icona Cristoforo De Predis (XV sec) dove rappresenta la fine di tutte le cose, con la morte del sole, la morte della luna e le stelle che precipitano a terra.

 

COSA DICE LA SCIENZA

Partiamo dalla scienza, che considera la Fine del Mondo una evenienza matematica. Per la scienza la fine del mondo è di due tipi. Una riguarda l’estinzione dell’umanità, una evenienza biologica, antropologica ed evolutiva che appartiene alla complesse Leggi della Selezione Naturale. L’altra, su cui mi soffermerò, riguarda le certezze astronomiche e dei modelli matematici che orientano lo scienziato verso una comprensione di cosa potrebbe causare ciò che possiamo identificare come Fine del Mondo.

Secondo la scienza le cause che determineranno tale Fato inappellabile possono essere varie. Il più plausibile statisticamente è un impatto astronomico ovvero una collisione di un grosso meteorite, asteroide, di una cometa, o di un pianeta errante, tale energia potente andrebbe a creare una fase di estinzione nei confronti delle forme di vita e una complessa alterazione dell’ecosistema del pianeta che diventerebbe improvvisamente inospitale per la vita.

Altra possibilità, che pare fantascienza ma non lo è, riguarda il collasso gravitazionale di una supergigante rossa come Betelgeuse o Antares, questo darebbe il via alla formazione di una stella di neutroni o di un buco nero. L’emissione delle radiazioni gamma e beta entrerebbero in contatto con la terra, che investita da questa energia vedrebbe come primo effetto la distruzione dell’atmosfera con la conseguente distruzione di tutti i sistemi viventi terrestri.

Altra possibilità che gli scienziati non escludono è la fuoriuscita del pianeta Mercurio dalla sua orbita, ciò potrebbe determinare un impatto con il pianeta che sarebbe catastrofico. L’inversione dei poli magnetici terrestri possono causare cambiamenti importanti negli equilibri sistemici della terra. Gli astrofisici prevedono che tra 5 miliardi di anni il Sole subirà un collasso gravitazionale, e la conseguenza sarà quella di una incapacità per la Terra di sopravvivere – semmai ci fosse ancora qualcosa di vivo – all’evento. Altra ipotesi per nulla fantascientifica ma realistica è quella prevista tra 3,5 miliardi di anni dove gli astronomi prevedono la collisione tra la Via Lattea (la nostra galassia) e quella di Andromeda. La fusione tra le due galassie non si sa bene cosa potrebbe determinare ma sicuramente creerebbe cambiamenti importanti e violenti. La scienza poi ci ricorda che le Stelle un giorno si spegneranno tutte. La nostra galassia e le stelle in essa contenute prima o poi si esauriranno, e questo creerà una caduta letterale del firmamento che non risplenderà più generando un panorama cosmico che mette i brividi, un silenzio di oscurità difficile da immaginare.

 

LA FINE DEL MONDO: LE VARIE DATE NELLA STORIA DELL’UOMO

Il fondamento della creazione e della manifestazione delle cose è retto dal Fondo Cielo del Thema Mundi dove trova la sua disposizione il segno della Bilancia. Nel comprendere la fine del mondo attraverso il Thema Mundi, dobbiamo osservare il Fondo Cielo e il suo Almuten, che è Saturno. Il pianeta rappresenta la Legge incorruttibile delle cose, e come ultimo pianeta visibile nel sistema astrologico, in un certo senso sarà l’ultimo pianeta che decreterà proprio la fine di ogni cosa, ricordandoci che tutto ciò che è stato creato sarà inevitabilmente distrutto.

Vediamo un elenco di date che alcuni astrologi, religiosi o altri personaggi di diversi scibili, hanno generato nel tempo sulla fine del mondo.

  • 992 – Secondo Bernardo di Turingia.
  • 999 – Il 31 dicembre 999 è la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi (“mille anni dopo la nascita di Cristo“).
  • 1186 – Nel settembre del 1186, secondo l’astrologo Giovanni di Toledo, che aveva calcolato un allineamento dei pianeti per quel periodo.
  • 1524 – Il 20 febbraio 1524 doveva essere un anno colmo di disastri, diluvi e catastrofi culminanti nella fine del mondo, secondo gli astrologi e astronomi Johann Stàffler e Jakob Pflaumen.
  • 1532 – Secondo il vescovo viennese Frederick Nausea.
  • 1533 – Il 3 ottobre 1533 era la data calcolata dal matematico tedesco Stifelius. Sempre nel 1533 un enorme incendio avrebbe distrutto la Terra ma, secondo l’anabattista Melchiorre Hoffmann, la città di Strasburgo si sarebbe salvata.
  • 1537 – Secondo l’astrologo Pierre Turrel (che predisse la fine del mondo anche per il 1544, il 1801 e il 1814).
  • 1584 – Secondo l’astrologo Cipriano Leowitz.
  • 1588 – Secondo l’astrologo Regiomontanus (pseudonimo di Johannes Müller, un matematico, astronomo e astrologo tedesco).
  • 1648 – Secondo il rabbino Sabbati Zevi, di Smirne.
  • 1654 – Secondo il medico alsaziano Helisaeus Roeslin.
  • 1665 – Secondo il quacchero Solomon Eccles.
  • 1704 – Secondo il cardinale Nicholas de Cusa.
  • 1719 – Il 19 maggio 1719 secondo il matematico Jacques Bernoulli (NdR per i colleghi “aerospaziali”: No, non è Daniel Bernoulli, quello dell’Equazione di Bernoulli!).
  • 1732 – Secondo alcune interpretazioni degli scritti di Nostradamus.
  • 1757 – Secondo il mistico di Svezia Emanuel Swedenborg.
  • 1774 – Secondo Joanna Southcott, leader di una setta religiosa inglese.
  • 1761 – Il 5 aprile 1761, secondo il fanatico religioso William Bell.
  • 1820 – Il 14 ottobre 1820, secondo il profeta John Turner, nuovo leader della setta di Joanna Southcott (quella che aveva previsto il 1774).
  • 1836 – Secondo complessi calcoli basati sul Libro dell’Apocalisse, John Wesley (il fondatore del metodismo) giunse alla conclusione che la “data di scadenza” del mondo avrebbe dovuto essere il 18 giugno 1836.
  • 1844 – Il 22 ottobre 1844, secondo il predicatore battista William Miller, sempre basandosi sul libro del profeta Daniele.
  • 1881 – Stando ai calcoli di alcuni studiosi delle misure geometriche delle piramidi; la data dell’apocalisse fu in seguito ridefinita per il 1936 e, successivamente, per il 1953.
  • 1914 – Secondi i testimoni di Geova era questo l’anno fissato per la fine dei tempi.
  • 1918 – Dopo il 1914 la data viene fissata per il 1918 e poi…
  • 1925 – …per il 1925, ma ancora non accade nulla.
  • 1947 – Secondo John Ballou Newbrough, uno dei tanti profeti d’America.
  • 1967 – Secondo Sun Myung Moon, capo della Chiesa dell’Unificazione
  • 1975 – Secondo i Testimoni di Geova e Herbert W. Armstrong, capo della Chiesa Universale di Dio.
  • 1977 – Secondo John Wroe, successore di John Turner alla guida della setta di Joanna Southcott, che fece la sua previsione nel 1823.
  • 1980 – Secondo un antico presagio astrologico arabo. E secondo l’astrologa Jeane Dixon la fine del mondo sarebbe arrivata in seguito all’impatto di un’enorme cometa, durante gli anni ’80.
  • 1999 – Secondo alcune interpretazioni delle profezie di Nostradamus.
  • 2000 – Per molti l’anno del Millennium Bug, ossia una falla che se non prontamente sistemata avrebbe portato la tecnologia agli inizi del 1900, poteva essere la fine del mondo come noi lo conosciamo.
  • 2012 – Il 21 dicembre 2012 è la data “principe” dell’elenco. Tra i vari popoli che citano questa data il più famoso è senza dubbio il popolo Maya, che calcolò per questo giorno la fine di un’era e l’inizio di un’altra (e secondo alcuni questi passaggi di ere sono sempre accompagnati da immani catastrofi ambientali).
  • 2036 – Il 13 aprile 2036, giorno di Pasqua per l’esattezza, l’asteroide 99942 Apophis potrebbe cadere sulla Terra. La traiettoria è stata ultimamente cambiata e pare che non ci sia più questo rischio di impatto.
  • 2038 – Questa data vien fuori sia da alcune profezie di Nostradamus, sia dalla previsione di un bug nel calcolo delle date che potrebbe causare problemi in moltissimi software basati sullo standard POSIX.
  • 2060 – Secondo gli studi di Isaac Newton (NdR per i colleghi “aerospaziali”: Sì, è quell’Isaac Newton!).
  • 2240 – Il nostro 2240 corrisponde all’anno 6000 del calendario ebraico e, nella visione giudaica, dopo questo anno verrà il settimo millennio che sarà un’era di santità, tranquillità, vita spirituale e pace universale. Tale era è denominata dagli ebrei Olam Haba(“Mondo Futuro”), nella quale tutte le persone avranno una conoscenza diretta di Dio.
  • 3797 – “Data di scadenza” frutto di un’altra delle possibili interpretazioni degli scritti di Nostradamus.

 

 

A prescindere dalla disciplina o dottrina a cui ci vogliamo rivolgere, astrologica, religiosa, esoterica, scientifica, umanistica, teologica, razionale o fantascientifica, il comune denominatore di tutte queste date è l’inesplicabile determinazione della fine dei tempi, ma la sicura fine delle cose, che un giorno avrà luogo con o senza umanità. Quindi cosa fare di fronte questa inappellabile verità? Forse, vivere la nostra vita giorno per giorno, e che ogni ora del nostro istante sia sempre vissuta con intensità e totalità.

Astrology

Tema Natale: come interpretare una immagine della natività?

La lettura del tema natale, che personalmente preferisco definire immagine della natività, è un momento in cui l’Astrologo cerca di stabilire, attraverso una serie di criteri, i punti di forza e di debolezza del grafico celeste, evidenziando caratteri e sfumature strettamente astronomiche che saranno poi tradotte in concetti più umani e temperamentali. Il tema di nascita è la disposizione del cielo e degli Astri visibili nel momento in cui veniamo alla nascita. Essendo un astrologo, mi relaziono al concetto di personalità rifacendomi alle idee ippocratiche dove l’individuo è visto come un microcosmo con le stesse qualità del macrocosmo, tra i due “cosmi” vi è una interazione che si esprime e si modulano attraverso i quattro caratteri principali, i quattro elementi, i quattro temperamenti. Dal punto di vista astrologico, quindi, il Tema Natale ovvero lo studio della immagine della natività ci permette di comprendere le caratteristiche dell’aspetto individuale (puramente fisico) nonché gli aspetti dignitosi ma anche non di un individuo, nonché il ruolo che l’individuo reciterà nella vita, che rappresenterà nella sua esistenza, e quelle aspirazioni, pulsioni e nature più intrinseche e profonde ed intime.

La prima cosa da determinare in un Tema Natale è la qualità degli astri, secondo criteri astronomici ed una serie di computi che la dottrina ci mette a disposizione. Temperamento e Almuten della Genitura sono i due primi indicatori per orientare le fasi successive dell’elaborazione del grafico della natività. Propongo un esempio di introduzione relativo alla natività di Vincent Van Gogh.

 

Ovviamente per lo studio dei temi di nascita è importante che non si sappia nulla del nativo, questo non per dimostrare la propria bravura, ma per non essere influenzati in sede interpretativa da suggestioni interne/esterne. Non è affatto vero che il tema natale va costruito con la persona che lo richiede e che la persona deve guidare l’astrologo alla sua interpretazione, perché se così fosse non ha senso il ruolo dell’astrologo. Tuttavia l’Astrologo non è un sensitivo ne un veggente, e quindi può limitarsi ad una lettura del fenomeno astronomico dandone una sua prima interpretazione oggettiva, per poi discuterla con il nativo e perfezionarla nella narrazione ed interpretazione. Qui abbiamo un grafico di un personaggio noto ma possiamo intanto stabilire alcune cose oggettive. Per esempio il calcolo del temperamento non è soggiogabile a una suggestione dell’Astrologo perché prevede un computo preciso. In Astrologia genetliaca ci sono alcune determinazioni (che in pochi onestamente vedo che usano) che si fanno attraverso dei computi matematici, quindi il risultato che si ottiene è quello e basta, non soggetto a suggestioni consce o inconsce. Per quanto riguarda il temperamento di Vincent vediamo i computi della sua natività.

 

Il computo stabilisce che la natività è all’interno di una modalità collerica. L’astrologo deve tuttavia verificare se questa modalità è coerente. Questa coerenza la possiamo osservare prima di tutto dai Signori dell’ora e del giorno. Van Gogh è nato nell’ora di Marte e Marte è astro del temperamento collerico, quindi c’è una prima corrispondenza. Altro fattore da tenere in considerazione è l’angolarità che rafforza in modo importante gli astri. Van Gogh è una nascita diurna, qualità che rievoca i temperamenti sanguigno e collerico, inoltre Marte significatore del temperamento collerico è proprio in casa dieci. In questo caso l’Astrologo non fa fatica nell’osservare anche grossolanamente che il temperamento collerico è confermato proprio dalla disposizione accidentale di Marte. Il calcolo del temperamento ci permette di dare già una prima impronta sulla natività. Ovviamente il temperamento va letto in rispetto al nesso storico di appartenenza, non lo uso per stabilire le malattie della persona, ma per descrivere il suo modo di porsi nei confronti delle cose generali della vita. Scrivo nel mio saggio sulla natura delle dodici modalità zodiacali: IL TIPO COLLERICO vede come natura planetaria quella di MARTE E SOLE  Il tipo collerico ha una forte volontà d’animo e una grande determinazione, è coraggioso e audace, assertivo, impaziente, non sopporta i dettagli e intende raggiungere le cose con forza e decisione, è risoluto ma può diventare anche violento, iroso, incapace di controllarsi e fortemente sospettoso (sfumature derivanti da Marte). Sa essere anche ottimista, amante della vita, non sa stare fermo, deve continuamente fare qualcosa, è animato di grande vitalità, estrema fisicità, ha bisogno di essere visto, lodato, considerato, e può a volte esagerare nell’esprimersi, risultare bruciante e altamente distruttivo (sfumature derivanti dal Sole). È molto attivo, energico, pieno di volontà, se collerico-armonico è instancabile e un vero leader; se collerico-disarmonico può risultare distruttivo verso sé stesso e gli altri (sfumature derivanti dalla commistione Sole-Marte). I collerici vanno d’accordo con i sanguigni perché sono in una relazione proficua, dove uno aiuta l’altro e viceversa, sono mossi da caratteri e temperamenti similari o assimilabili; vanno anche d’accordo con i flemmatici perché questi possono essere dominati, controllati, plasmati dal collerico. Possono scontrarsi violentemente con altri collerici, elevato sarebbe il grado di competizione, mentre provano un profondo imbarazzo o fastidio umorale nella relazione con altri malinconici, questi infatti tendono a spegnere gli entusiasmi e la vitalità del collerico. I caratteri prevalenti sono Caldo e Secco. Il collerico risulta quindi all’interno di un ecosistema temperamentale dove caldo e secco risulteranno prevalenti.

Il solo temperamento ci offre già un quadro generale sulla modalità della natività. Procedo poi nel comprendere le fasi dei pianeti e le loro condizioni generali. Sono visibili gli astri Luna Mercurio Giove Saturno (visibilità rispetto alle relazioni al Sole e non al tramonto o sorgere cosmico, rispetto all’orizzonte, degli astri). Sono invece INVISIBILI VENERE E MARTE, questo mette in luce una loro azione più interna e più profonda, piuttosto che estroversa, nonostante i due astri siano proprio nel cuore del cielo. Potenti, forti, ma di una forza interiore più che rivolta verso l’esterno.

Quando i pianeti sono invisibili le loro qualità non è che spariscono o non ci sono, ma sono più difficili da gestire e comprendere, così poiché parliamo di un soggetto collerico, Marte invisibile può anche parlarci di un propensione collerica che è trattenuta e repressa, e che crea logorio interiore o tormento interiore, Marte così posizionato rende difficile concretizzare una “vera capacità di condurre” una battaglia o un certo compito, ovvero Marte è sempre considerato come un condottiero nel bene o nel male, è la forza e la determinazione nel portare a termine i propri obiettivi con lo scopo di conquistarli a tutti i costi. Un Marte invisibile ma con notevole forza accidentale è come un guerriero che sa di essere tale ma che non ha armi a sufficienza per dimostrarlo agli altri. Do molta importanza alla fase solare H-R (ascesa o sorgere eliaco) e in questa immagine notiamo specialmente Marte in H-R. Per quanto riguarda benefici e malefici, Van Gogh può fare affidamento a Saturno e a Giove, due astri appartenenti anche alla setta diurna. La sua nascita è diurna, così Giove può lavorare meglio nel procurare del bene, e Saturno è mitigato o frenato nel produrre il male e sarà più disponibile. Tuttavia… l’Almuten del grafico è Marte rispettando il computo della sua determinazione.

 

Un Marte fuori setta perché il grafico è diurno. Un Marte invisibile. Un Marte che presiede un temperamento collerico. Un Marte in ascesa eliaca, che acquisterà forza nel tempo in una condizione  accidentale già forte. Il signore della triplicità dei segni di acqua è Venere congiunta a Marte. Marte è sovrano della casa XI (operosa e industriosa). Che il soggetto sia marziale non vi è dubbio. L’almuten però rivela anche un’altra faccenda: poiché è un malefico a rappresentare l’Almuten, un malefico invisibile e contro setta, questa condizione può essere frustrante per il nativo, che anche se mosso da grande voglia di essere, conquistare e realizzare, potrebbe proprio incontrare delle difficoltà nell’arrivare concretamente a certi livelli di soddisfazione, proprio per la condizione del suo Marte almeno nel momento della sua nascita. Sono molti gli astri che acquistano forza, per esempio Saturno è nell’undicesima casa e va verso il culmine, mentre Marte e Venere stanno raggiungendo la cuspide della casa dieci, luogo angolare, Sole Mercurio sono forti nel mezzogiorno, abbiamo molti astri che spingono quindi nel voler essere osservati, e che prendono forza.

Rispettando la setta diurna, è sicuramente rilevante Saturno che conferisce note di industriosità e capacità di realizzare, ma anche Giove nel suo domicilio che tuttavia è vicino al nodo sud che diminuisce il bene quanto il male, inoltre nel luogo del misero declivio, dei sottoposti e del sacrificio fisico. Infatti Giove pur essendo gradevole nella sua dignità essenziale, è diminuito nelle sue capacità reali di far del bene totalmente e completamente, portando quella che notoriamente chiamiamo “buona fortuna”. Il che dovrebbe essere approfondito elaborando anche le sorti, e osservando l’insieme.

In grandi linee però vediamo che Giove è in Sagittario quindi signore della triplicità di fuoco è il Sole, in esaltazione, ma non è in aspetto (nemmeno in mundo) a Giove. Insomma non è un Giove grandemente valorizzato il che spiego perché Van Gogh non se la passasse molto bene in vita, e ricordiamoci anche che non era affatto visto bene dai suoi contemporanei, soggetto ad aspre critiche ed emarginato dai salotti degli artisti, acquisisce fama e milioni di dollari solo dopo la morte, il che di certo non consolerà Van Gogh. Questa è solo una fase iniziale di lettura di un tema natale. Infatti possiamo approfondire ulteriormente studiando la natura dei segni, vedi la natura del segno ascendente, il suo sovrano, il suo signore della triplicità. Possiamo poi affrontare i vari settori della esistenza, e comprendere se la sua modalità è razionale o irrazionale, le sue inclinazioni generali, studiando i rapporti Mercurio-Luna relazionati anche con i benefici e i malefici. Possiamo comprendere inserendo anche una serie di sorti alcuni argomenti strettamente pratici: amore, lavoro, propensioni generali. Osserviamo comunque che a livello professionale potevamo grossolanamente dire che la propensione sarebbe stata rivolta verso occupazioni legate a Giove perché Giove governa la casa X; c’è un gradevole aspetto di quadratura Venere-Giove, e Venere è posta in decima casa in esaltazione. Ecco la relazione che ci parla anche di doti artistiche e creative, ma la quadratura è separativa: le quadrature tra i benefici sono buone e anzi possono anche offrire cose molto liete al nativo, ma quando è separativa le qualità sono meno efficaci. E qui di nuovo emerge l’indiscutibile talento artistico di questo artistico ma che… ricordiamoci è stato apprezzato solo dopo la sua morte e che non fu riconosciuto durante la sua vita, anzi era letteralmente disprezzato e snobbato dai suoi contemporanei. E ancora tanto altro possiamo dire, nello studio per esempio della modalità razionale e irrazionale, la qualità del segno della Luna, i rapporti con Mercurio, la fase di Mercurio, per non parlare dell’introduzione delle Sorti che ci daranno anche una orientazione destinica generale per il nativo.

 

Astrology

Joséphine de Beauharnais Imperatrice delle Rose e il ruolo di Venere

William Lilly, astrologo rinascimentale, conferma l’associazione della Rosa al pianeta Venere. L’astro è a tutti gli effetti un significatore naturale del genere Rosa, pianta diffusa specialmente nelle zone temperate dell’emisfero boreale. L’uso delle rose si perde nella storia dell’uomo, per esempio l’archeologo Flinders Petrie durante alcuni scavi nell’Alto Egitto, riportò alla luce ghirlande di rose fossilizzate, usate probabilmente come corone funebri nel II secolo d.C., mentre il greco Teofrasto, 300 a.C., è stato il primo a proporre una prima catalogazione delle rose conosciute in occidente. Alla caduta dell’Impero Romano coincise la caduta della coltivazione delle rose, che si limitò solo ai giardini di corte o per essere apprezzate in contesti della nobiltà. In età medievale e rinascimentale sono specialmente i Monasteri a coltivare le rose, fiore particolarmente apprezzato e consacrato alla Madre di Dio.

Chi è Venere?

Per cominciare VENERE ha una natura temperata, dove prevale umidità ma anche freddo. Tuttavia il freddo non è affatto prevalente, e si rintraccia anche una quantità moderata di calore (cosi riporta anche Albiruni). L’astro appartiene alla setta notturna dei benefici, trasmette un temperamento favorevole alla proliferazione della vita. L’Astro è considerato apportatore di bellezza, di gioiosità, significatore dei profumi e degli aromi, della raffinatezza, ma anche del piacere del coito, si associa a tutto ciò che ai nostri occhi palesa bellezza oggettiva, che è gaudio e libidine per gli occhi, ma anche per il naso, è dunque naturale l’associazione della Rosa a Venere. È il fiore con il più variegato spettro di odore, e dai suoi petali si ricavano unguenti, preparati, distillati, finalizzati alla cura e alla bellezza del corpo. VENERE, poiché astro appartenente alla setta notturna, si accompagna a Marte anch’esso appartenente alla stessa fazione. Se Venere è il Fiore e la pianta in sé, quindi apparato floreale e strutture fogliari e affini, Marte è la spina. Le spine della rosa sono della natura di Marte, visto che l’astro è significatore di tutto ciò che taglia o punge, producendo una ferita sanguinante. Nella Pianta di Rosa incontriamo quindi sia Venere ma anche Marte, in una relazione proficua e utile, amorevole e passionale. Le spine proteggono le rose e la rosa manifesta la sua bellezza nell’osservatore, causando delizia, amore, incanto, meraviglia.

RUOLO DI VENERE IN JOSEPHINE

Joséphine de Beauharnais è stata la prima moglie dell’imperatore Napoleone I dal 1796 al 1809. Non ci interessano tuttavia le vicende d’amore con il consorte, piuttosto la sua nota dedizione per le piante, specialmente per le Rose. Si dice che fosse veramente ossessionata dalle Rose, amava circondarsene. Dopotutto la bellezza di Joséphine è proprio quella di un fiore di rosa, e anche nella vita assumeva atteggiamenti venusiani tenendo molto cura di sé stessa, del suo corpo, dei suoi abiti, amava truccarsi e mostrarsi sempre perfetta, i suoi principali interessi erano la moda e la botanica, due argomenti legati ai significati di Venere. Ciò che mi aspettavo di trovare è coinciso con la realtà dei fatti! Mi aspettavo di rintracciare una dignità importante di Venere nella nascita dell’imperatrice e in alcune sue faccende note a livello storico. E tale coincidenza non è stata delusa! Joséphine è nata il 23 giugno 1763, la data è certa, ciò che non conosciamo con certezza è l’orario. Nel momento della sua nascita Venere transitava in Toro e si preparava ad entrare in Gemelli. L’orario più accreditato è tra le ore 3:30 del mattino e le 4:00 del mattino, ovvero in un arco temporale dove Venere va a posizionarsi intorno al grado 29 del Toro, applicandosi a Giove in una congiunzione. Tuttavia l’incertezza dell’orario mi fa propendere nell’osservare anche la sizigia precedente il giorno di nascita, ovvero il Novilunio dell’11 Giugno 1763 di cui propongo il grafico che segue.

 

Ciò che balza immediatamente ai miei occhi è la posizione di Venere che nel segno del suo domicilio preferito, il Toro, va a congiungersi alla cuspide della casa dieci acquisendo una forte dignità accidentale. L’imperatrice nasce con un novilunio precedente dove Venere è molto forte. Il signore di questo novilunio è Mercurio che comunica con Venere. Mettendo in relazione sizigia precedente la nascita e la data di nascita dell’Imperatrice, notiamo come Venere nella sua dignità abbia in qualche modo dato una sua impronta temperamentale a questa donna, che – come indicato precedentemente – aveva come passioni prevalenti proprio quelle della botanica e della moda. L’amore per le rose evidenzia ancora una volta il ruolo di Venere; ma per chi ancora non fosse così convinto della sua influenza nell’Imperatrice, osserviamo una data importante per Joséphine. Il 21 aprile 1799 acquista la Malmaison, un piccolo castello circondato da terre e boschi, che volle acquistare per realizzarvi un roseto. Subito dopo l’acquisto dispose infatti l’immediata installazione e preparazione di un roseto. La sizigia precedente al 21 aprile 1799 è il Plenilunio del 19 aprile 1799, alle ore 23:47 presso il luogo del Castello, Rueil-Malmaison. Anche in questo caso sono rimasto sbalordito dalla puntualità della disposizione degli astri. Vediamo il grafico e osserviamo con attenzione Venere.

 

C’è veramente poco da dire. Venere è nel suo domicilio, in Toro, su per giù nello stesso grado della Venere in Toro della sua nascita. La Luna è piena nel grado 29 della Bilancia, signore del Plenilunio è Venere, che va ad orientarsi in V casa, luogo ove gioisce, congiunta al benefico Giove, in un tema notturno, nella sua fazione. La potenza di questa Venere si esprimerà nel Castello acquistato, nelle scelte dell’Imperatrice che trasforma la dimora in una serra a cielo aperto, dando particolare rilievo al roseto, dove saranno coltivate – anche sotto la sua cura e premura – dei meravigliosi roseti, che celebrano a pieno titolo una corrispondenza celeste inopinabile! All’Imperatrice è dedicata la rosa “Souvenir de La Malmaison” (immagine seguente) che ne celebra il ricordo, nel suo amore profondo per le creature della terra e per la sua particolare devozione nei confronti delle rose.

Astrology

Demetra George: il passaggio da Modello Contemporaneo a Modello Tradizionale in Astrologia

Devo dire che da quando negli ultimi anni ho deciso di avvicinarmi in modo più critico e più serio alla Tradizione Astrologica, ciò che ieri mi appariva “irraggiungibile” o profondamente obsoleto e scaduto, appare in questo istante come Fondamentale e imprescindibile, a tal punto che comincia ad apparirmi il simbolo, la psicologia del profondo, la mitologia, associate all’astrologia, contenuti o concetti si interessanti ma praticamente non così indispensabili! Questo perché nella tradizione astrologica c’è tutto ciò che serve, ed è conservata una sapienza e una conoscenza intanto astronomica che tuttavia poi è amplificata da una lettura del fenomeno celeste in relazione ai fenomeni vitali dell’uomo e degli ambienti in cui esso vive.

Nell’astrologia naturale, il fenomeno celeste è strettamente legato all’Uomo, al suo micro e macrocosmo, e alla relazione del Sistema Umano con l’ambiente e l’ecosistema che lo circonda, quindi anche relazione tra Persona e stagioni, clima, temperature. Nell’approccio moderno, invece, l’astrologia è interiorizzata esclusivamente nel mondo immaginale dell’uomo, è dunque un modello che cerca di comprendere esclusivamente il mondo psicologico e immaginale, una sorta di metodo interpretativo delle immagini archetipiche del collettivo, affrontate in chiave individuale. Quale metodo è migliore onestamente non mi interessa stabilirlo, perché ogni astrologo si avvicinerà al metodo che riterrà più opportuno per sé stesso, non per una eventuale “verità assoluta” che in Astrologia non è certamente dimostrabile o applicabile, quindi qualsiasi metodo tu userai, purché basato su criteri logici e principi fondamentali, sarà giusto e corretto se esso corrisponderà alla tua natura temperamentale, cognitiva, immaginale.

La mia esperienza però può certamente in questo periodo della mia vita portarmi a fare dei paragoni e dei confronti circa il metodo astrologico moderno, da me utilizzato per tantissimi anni, e il metodo più tradizionale, che sto usando da qualche anno. Intanto specificatamente per quanto riguarda la natività l’approccio interpretativo è veramente abissale, senza paragoni. La natività negli approcci moderni-contemporanei è letta in modo simbolico, le posizioni degli astri sono visti attraverso i simboli, i miti, le allegorie, e non intendono tradurre un “destino” o una predisposizione, piuttosto veicolano esperienze, contenuti, mood, all’interno dei quali l’individuo affronta sé stesso, le sue sfide, in positivo come in negativo.

La natività negli approcci naturali, invece, è letta partendo dai temperamenti, dai caratteri, dagli umori, dai valori insomma delle stagioni. Non è un approccio antico e scaduto, perché ancora oggi esistono alcune branche delle scienze moderne che considerano lo studio delle temperature e delle stagioni in relazione alle scelte sociali e culturali dei popoli, per esempio vedi l’antropologia. Mi chiedo come mai esiste una astrologia psicologica e ancora oggi nessuno si sia inventato l’astrologia ANTROPOLOGICA, che secondo me rispetterebbe quanto meno criteri più “ambientali” ed ecosistemici. Infatti nell’astrologia naturale il fenomeno astrologico è semplicemente rapportato allo studio delle dinamiche celesti, che tradurranno una serie di spettri luminosi composti da temperature, caratteri, umori. A livello personale e individuale, l’essere umano ha una esperienza diretta con il fenomeno celeste, per esempio attraverso le stagioni che sono tali per una ragione terrestre e celeste. Le stagioni indicano in modo inequivocabile e inopinabile il “prodotto finale” di un fenomeno celeste, relazionato ad una realtà terrestre, che esprime caratteri specifici che poi hanno un impatto sul nostro sistema vivente, biologico, cognitivo, di scelte personali e collettive.

Senza entrare nello specifico, l’astrologia moderna mette al centro la psiche dell’uomo e vede nella psiche individuale e collettiva il fulcro di ogni scelta o di ogni fenomeno. L’astrologia naturale (che alcuni chiamano tradizionale o classica) mette al centro il fenomeno naturale, ambientale, stagionale, temperamentale, attraverso il metodo astrologico quindi la natura che è in alto e che è in basso trova una sua collocazione, e relazionata alla realtà umana susciterà una serie di complessioni temperamentali e umorali nel vissuto individuale e collettivo. La differenza è notevole perché nel primo caso la natura e l’ecosistema sono messi in disparte, valorizzando esclusivamente l’io-psichico, come se la Natura fosse stata dimenticata, come se fossimo ciò che siamo solo per una nostra “autorità”, quando invece l’intera dottrina dell’uomo ci insegna che siamo ciò che siamo anche in funzione al clima, alle stagioni, alle temperature, al grado di caldo e freddo, di umidità e secco, che abbiamo intorno. Questo non è certo un argomento scaduto o antico, ancora oggi è contestualizzato e studiato dalla sociologia e l’antropologia che hanno dimostrato in modo inequivocabile come il clima, e gli spettri delle temperature e della luce climatica, hanno avuto da sempre influenza nelle scelte individuali, politiche, culturali dei vari popoli del mondo.

Passare dal metodo moderno a quello naturale, non è così facile ma non è nemmeno impossibile. E sicuramente passare da un sistema all’altro non significa escludere uno a favore dell’altro, ma significa collocare certe cose nel loro giusto ordine. Demetra George nel suo libro “Astrology in Theory and Practice: a manual of traditional techniques” al capitolo due, spiega il passaggio che si deve compiere per chi ha un background nell’astrologia moderna. Ovviamente tutti, o quasi, sono sempre partiti dall’astrologia contemporanea perché è stata nel tempo quella più accessibile, inizialmente almeno. Forse le generazioni future partiranno direttamente dai testi dell’Astrologia naturale e della tradizione, perché oggi cominciano a circolare in modo più convincente, con traduzioni, commenti, che rendono questi manuali accessibili veramente a tutti. Demetra evidenzia come chi è abituato al modello dell’astrologia moderna, dovrà compiere un importante lavoro su stesso lavorando prima di tutto sull’accettare una visione critica del sistema nozionistico acquisito, aprendosi senza pregiudizio a definizioni diverse. All’inizio questo passaggio potrebbe in effetti risultare traumatico perché va sostanzialmente a porre sotto critica certi “dogmi”. Ma la figura dell’Astrologo deve riscattarsi dal modello dogmatico della cognizione, perché il Dogma appartiene alle fedi, e l’astrologia non è una fede, ma un modello matematico e razionale del fenomeno celeste, tradotto poi in significati antropocentrici.

In un articolo di Demetra George pubblicato presso il sito RUBEDO PRESS (un blog magazine che raccoglie approfondimenti classici e contemporanei del fenomeno umano), la celebre astrologa propone una serie di linee guida iniziali su come prepararsi alla comprensione dei principi tradizionali dell’astrologia. Demetra inizia dicendo di sospendere l’uso dell’alfabeto astrologico a dodici lettere, tipico del modello moderno dove i 12 segni sono la base fondante di questo modello, e tutto viene relazionato esclusivamente ai segni. Così l’Ariete diventa il significato retorico della casa uno e di Marte, qualsiasi astro transitante in ariete assumerà valenze marziali e caratteri legati alla casa uno. Nel Toro incontreremmo la natura di Venere e i significati retorici della casa due. E via dicendo. Questa analogia che può avere un suo fondamento, è tuttavia poco conciliante con i principi della tradizione, dove il segno fa sicuramente parte della valutazione delle cose, ma non è un principio assoluto visto che viene data più importanza prima di tutto agli Astri, alla loro natura, al colore delle loro luci, alla loro visibilità, alla loro relazione con il Sole (fasi eliache), alle loro vicissitudini rispetto la sfera locale, rispetto all’orizzonte, rispetto all’osservatore diretto.

Secondo consiglio di Demetra è di ridurre il modello astrologico a sette pianeti, composto quindi dai due luminari e dai cinque astri fondamentali. L’esclusione degli astri di Urano Nettuno e Plutone non è un pregiudizio della mente dell’Astrologo naturale, ma è basata sulla necessità di considerare nel modello naturale ciò che realmente si rende visibile all’osservatore. Per l’Astrologia naturale hanno infatti importanza i fenomeni visibili, quindi i sette astri fondamentali poiché sono visibili a occhio nudo, sono quelli essenziali e sufficienti nella lettura del fenomeno astronomico. Ne consegue che se in una immagine celeste appare una luce nel cielo, tipo una cometa, quella luce sarà importante ai fini interpretativi se la sua presenza è visibile a occhio nudo. Demetra spiega l’importanza dei sette astri visibili che vanno a costituire un modello completo e sufficiente nella trattazione poi delle natività. Essi vanno a interpretare le diverse modulazioni dei temperamenti e dei caratteri primi: caldo freddo secco e umido sono infatti i mattoncini del modello astrologico, e sono inoltre caratteri non simbolici, perché di essi abbiamo una percezione diretta, dove i sensi biologici compartecipano alla loro lettura o percezione diretta.

Viene poi dato risalto alle dignità essenziali, Demetra indica come le dignità essenziali nel modello moderno sono poco sostenute a volte totalmente dimenticante. Mentre per il modello naturale esse sono indispensabili nella lettura del fenomeno celeste. Questo può suscitare in chi ha radicato in sé il sistema moderno qualche problema, perché intanto non assume più importanza il Sole e il suo segno, ne la Luna e il suo segno, ma l’interezza dell’immagine della natività assumerà una complessa relazione tra umori, temperature, tra equilibri e discrasie, tra punti che alterano ed altri che riportano in equilibrio. Così la natività comincia ad essere vista come un miscuglio di temperature, luci visibili e non, relazioni tra caldo freddo e secco umido, in un contesto dove la mente dell’Astrologo dovrà comprendere come quello specifico sistema di caratteri, umori e temperamenti si esprimerà poi nei vissuti individuali.

C’è inoltre un suggerimento, ovvero quello di usare la domificazione a case a segno intero, perché è il sistema di domificazione più usato nella tradizione ellenistica, dove troviamo il vero corpus dottrinale dei principi astrologici sulla natività. Il modello placidiano è tuttavia ancora oggi valido e usato, ma nell’approccio più naturale la domificazione secondo la visione ellenistica doveva essere equilibrata e ogni luogo celeste doveva contenere una porzione specifica di eclittica. Devo dire che forse è questa la parte che, almeno per me, è più difficile da integrare, perché il sistema a case intere va a conferire una visione veramente diversa della natività, rispetto a quella che possiamo incontrare nel modello placidiano o regiomontano.

Nell’articolo di Demetra viene poi indicata la condizione planetaria, in questo potrei citarvi le 25 condizioni indicate da Albumasar per lo studio degli astri, condizioni che sono tratte proprio dalla tradizione ellenistica. Questa parte dell’astrologia naturale dimostra in modo chiaro quanto il modello astrologico antico sia totalmente basato sul fenomeno astronomico. È forse la parte più difficile per chi ha un solo approccio contemporaneo, perché nell’astrologia moderna la condizione di forza o debolezza di un astro secondo il suo comportamento nella sfera celeste, è totalmente sdoganato da visioni più simboliche, denucleate quindi dal fenomeno visibile.

Non meno importanti sono le stelle fisse, e tante altre variabili. Ma quelle indicate da Demetra nell’articolo in bibliografia, sono sicuramente i principi primi da considerare. Concludo dicendo che non necessariamente i modelli contemporanei devono essere rifiutati una volta che si studiano quelli naturali. Un Astrologo deve secondo me conoscere l’Astrologia a 360 gradi, nei suoi vari momenti storici, conoscere quindi l’origine, il modello originario, i principi iniziali, ma anche le visioni moderne e contemporanee. Se tutto questo background fatto di sapere fosse alla fine convogliato in un unicum, la mente dell’astrologo di oggi risulterebbe alla fine completa ed equilibrata, e saprà in autonomia attingere alle varie conoscenze in modo contestualizzato e coerente.

ARTICOLO ORIGINALE The First Five Steps in Learning Traditional Astrology BY DEMETRA GEORGE LINK