ERIS come pianeta in astrologia: temperamento e mito

Eris nel mondo greco (dea Discordia in quello romano) è figlia di Ares (Pianeta Marte domicilio primario Ariete, segno che rappresenta l’esilio base di Eris), figlia illegittima di Era (corrispettivo del Pianeta Venere il cui domicilio primario è Bilancia, segno che rappresenta il domicilio base di Eris) e Zeus (Pianeta Giove domicilio primario Sagittario, segno che rappresenta l’esaltazione di Eris). L’appellativo più comune è quello di discordia divina, descritta solitamente come sanguinaria e crudele; Omero arriva a definirla Regina del dolore, Virgilio la pone invece davanti ai cancelli dell’Ade (che rappresentano il Toro, domicilio primario di Eris, mentre superati i cancelli entriamo nel mondo dell’Ade simboleggiato dallo Scorpione, esilio primario di Eris).

Un pianeta può essere affrontato a livello simbolico quindi in modo mitologico, lo facciamo specialmente nell’approccio contemporaneo. Ma possiamo anche affrontarlo in modo temperamentale, in base ad alcune caratteristiche. Affronto quindi prima la parte temperamentale – più veloce – poi quella mitologica. Ricordo che Eris è considerato un possibile pianeta di interesse astrologico dalla Scuola Morpurghiana. Personalmente lo ritengo interessante specialmente in astrologia mondiale, ma ancora lo sto studiando ed osservando.

ERIS E TEMPERAMENTO

Se ERIS è il pianeta X, dovrebbe avere il suo domicilio in TORO-BILANCIA quindi l’esilio in SCORPIONE-ARIETE e una possibile esaltazione in SAGITTARIO.

Nel grafico della SCOPERTA DI ERIS osservo che all’orizzonte stava sorgendo il segno ARIETE esilio di Eris, ascendente per nulla casuale essendo Eris, come divinità, Dea Esiliata dal Pantheon Divino, come vedremo nell’approfondimento sul mito. Anche Eris si posiziona in Ariete, ed è appena sotto l’orizzonte, nascosta…. ma pronta a sorgere!

All’orizzonte vediamo appena sopra (quindi nel cielo visibile) la stella SCHEAT della natura di Marte-Mercurio, è considerata malefica, se mal posta nel grafico esprime temperamenti collerici e irosi, che portano ad atteggiamenti potenzialmente dannosi verso sé stessi, è una stella che secondo Robson esprime sventura, omicidio, suicidio, rischi di annegamento o con l’acqua in genere. Mentre la stella che culmina nel cielo è Behenian Symbol Vega Star Vulture Cadens VEGA della natura di Venere-Mercurio, ha l’immagine di una gallina, un AVVOLTOIO e in generale di un viaggiatore, caratteri (specie quello dell’avvoltoio) associati ad Eris, inoltre VEGA suscita senso di orgoglio e magnanimità, ma nello stesso tempo ha un temperamento potenzialmente iroso e fumantino.

Le osservazioni fino ad ora fatte su ERIS mi portano a dire che è un pianeta dal temperamento collerico (ascendente della scoperta, caldo+asciutto) che tende al malinconico (medio cielo dello scoperta, freddo+asciutto).

Il primo domicilio identificato per Eris da Lisa Morpurgo è proprio il TORO segno che appartiene alla triplicità di terra quindi ai caratteri fredo+umido che incontriamo nel mediocielo della scoperta di Eris.

Il pianeta tende a raffreddare e asciugare le passioni, portandole quindi ad atteggiamenti vendicativi, elaborati nella malinconia e nel rancore, nel senso di offesa, di abbandono.

ERIS nelle sembianze di uccello/avvoltoio, immagine che rievoca la stella Vega nel MC della scoperta del pianeta/asteroide.

ERIS NEL MITO

Ma prima di partire dalla nota leggenda che appartiene ad Eris, mi soffermerei sul compito che Zeus affida alla dea: ovvero quello di animare i guerrieri, i soldati, tutti coloro che sono coinvolti nelle battaglie; lo spirito di Eris aleggerebbe durante i combattimenti per alimentare la veemenza, la forza, la combattività dei soldati, ma lo fa in modo diverso dalla simbologia di Marte! Infatti, Marte è notoriamente considerato in astrologia pianeta della guerra, dell’azione e della determinazione; il suo dunque è un agire finalizzato allo “sfondamento” e al raggiungimento di una vittoria. Eris anima gli istinti più bestiali e crudeli della collettività umana, ovvero obnubila le reticenze dell’etica e della morale, perché solo in questo modo il soldato sarà spietato e quindi violento oltre ogni misura, e capace di colpire senza guardare nessuno negli occhi, con il solo scopo di invadere, evadere, allargarsi, vittorioso, sconfiggendo chiunque si frapponi nel suo procedere. Eris in un certo senso va a stimolare gli aspetti più crudi della natura umana, spingendola ad atti cruenti con il fine di vincere la battaglia, anche a costo di violente reazioni spietate.

Infatti nella dignità di Eris e Marte troviamo alcune caratteristiche interessanti. Per esempio: il domicilio di Marte, Ariete, è esilio in Eris; la veemenza marziale che incontriamo in Marte in Ariete diventa qualcosa di oscuro, di diverso, in Eris che nella simbologia dell’Ariete può rappresentare a tutti gli effetti la crudeltà e la spietatezza dei sentimenti umani, la loro brutalità. Mentre il domicilio primario di Eris è il Toro, che in Marte è esilio base. Marte in Toro sprigiona energie oscure, dove la veemenza marziale è inclusiva, protettiva, a volte conservativa e finalizzata ad una protezione (sprigiona i caratteri del Minotauro incatenato nel Tartaro); in Eris il Toro diventa fecondo, produttivo, femminile; qui c’è l’immagine di una azione cruenta finalizzata ad ottenere un benficio, un traguardo, un successo finale, un riconoscimento. Eris nella simbologia Taurina sprigiona le sue energie materne, diventa quindi Utero della Dea Madre da cui, per mezzo del dolore del parto, viene alla Luce il figlio dei tempi, il conquistatore. Tuttavia, Eris in Toro sprigiona anche una sorta di “riscatto del femminile”, e probabilmente il suo transito simboleggerà per le future generazioni il ritorno della centralità del femminile, contro un imperante maschile, ovvero un ritorno di una qualche forma “moderna” di matriarcato.

La mitologia ci informa che Eris è spesso accanto a suo fratello Marte, insieme si troverebbero in ottima sinergia e riuscirebbero, unendo le loro forze, ad essere invincibili e incontrastabili nella battaglia, un bell’indizio mitologico per comprendere meglio la natura della congiunzione Marte-Eris che affronterò più avanti. La spietatezza di Eris la osserviamo nel suo compiacersi per il sangue versato e il numero di vittime generato, esulta difronte questi risultati per nulla pentita, tanto meno sconvolta. I suoi dunque sono gesti che non producono alcun rimorso né senso di colpa, sono lucidi, mirati, calcolati, e finalizzati solo al soddisfacimento di un impulso profondo, appartenente alla sua natura divina: la sete di vendetta, di procurare dolore, di eliminare tutto ciò che ostacola il suo senso di appartenenza.

Ma la storia più nota di Eris riguarda le tre divinità femminili più vanitose dell’Olimpo ovvero Era, Afrodite e Athena che insieme rappresentano la triplicità della Dea Madre come Regina del Cielo, Regina della Terra, Regina degli Inferi (Dea Donna Demone). La leggenda comincia dall’irritazione di Eris provocata da Peleo e Teti, colpevoli di non averla invitata al banchetto matrimoniale. L’essere stata emarginata e ignorata, porta la dea Eris a escogitare una vendetta. Eris prende una mela d’oro (simbolo del Sole, il cui domicilio è il Leone, segno della Trasparenza di Eris); sulla mela la dea incide la frase “alla più bella”, che poi lancia nel luogo delle nozze! Questo scatena una vera e propria competizione tra le divinità, in particolare le tre vanitose dee, si scagliano verso la mela, arrivando a competere tra di loro pur di ottenere quell’oggetto di riconoscimento, che porta con sé un profondo simbolo di competizione ma anche di inganno. Infatti Eris non intende affatto stabilire chi è la più bella tra le tre dee, ma intendeva solo “rovinare il banchetto di Peleo e Teti”, spostando l’attenzione non più sui due innamorati, ma sulla disputa delle dee.

Intanto partiamo dal risentimento di Eris che è proiettato verso un evento-umano. La divinità qui intende esprimere la così detta “Dies irae” nei confronti della superficialità umana, che viene punita dalla spietatezza divina. Il risentimento di Eris è paragonabile all’inno biblico del Giorno d’ira che incontriamo in Sofonia 1,15-16: Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos / Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo.

L’inno descrive perfettamente il risentimento che Eris provò nel non essere stata invitata alle nozze di Peleo e Teti. Ma costoro chi sono e cosa rappresentano? Peleo è un eroe greco leggendario, figlio di Eaco e Endeide, fratello di Telamone col quale fu esiliato per aver ucciso il fratellastro Foco. Questa prima informazione ci conferisce una figura umana caratterizzata da un evento di rivalsa e di odio famigliare nei confronti di un fratello acquisito; Peleo è presente anche nella spedizione degli Argonauti, sposò inizialmente Antigone per poi diventare vedovo. Sperimentò il ruolo di reggente, in tempi precoci, e fu coinvolto nella celebre caccia al cinghiale che devastava la terra di Calidone, durante questa battuta erroneamente uccise il suocero Euritione, colpito a morte da una freccia. Peleo rappresenta le vicissitudini dell’uomo contraddistinte dall’imprevisto, dal gesto violento che non volutamente cagiona danno, portando all’irreparabile (morte del fratellastro e del suocero). È la polarità maschile del collettivo che si confronta con il mondo degli istinti dove l’azione dell’agire può diventare eccessiva, non controllata, degenerando in fatto irreparabile. Ma la storia che lo lega a Eris è quella riferita alle Nozze con Teti: una ninfa dei mari, il suo nome potrebbe essere legato ad una dea acestrale dell’acque, è dotata di metamorfosi, dono che utilizza per rendersi ammagliante. Il matrimonio tra Peleo e Teti portò alla luce Achille, l’eroe invulnerabile (tranne che per il tallone) simbolo di forza, coraggio e virilità. Peleo e Teti si uniscono in matrimonio in un periodo in cui Peleo cerca di riscattarsi dal suo recente passato, reduce da una vedovanza è chiaro il tentativo dell’eroe di ricostruire una famiglia e un focolare domestico di equilibrio, stabilità e amore. Dunque rifiutano di invitare alle nozze Eris perché la dea è conosciuta per il suo spirito irrequieto e che tende costantemente a causare attrito tra animi, la presenza di Eris è evitata da sempre per le conseguenze spropositate che può generare; il fatto di non invitare Eris al banchetto nuziale è in un certo senso in analogia al tentativo della ragione di opprimere gli istinti bestiali, che inevitabilmente però emergeranno da contenuti dell’io. Infatti, Eris viene comunque a sapere che la sua presenza non è gradita, il tentativo di essere bandita non è affatto vissuta con indifferenza, piuttosto è gestita con risentimento, ciò genera collera, ira ma sopratutto vendetta! Eris non se la prende direttamente con Peoleo e Teti, la discordia della mela dorata porta invece confusione tra gli invitati, al che tutta l’attenzione si concentra sulle tre dee più vanitose dell’olimpo Era, Athena e Afrodite. In questo passaggio possiamo osservarci il tentativo della coscienza razionale di sopprimere la brutalità e la natura selvaggia dell’uomo, che tuttavia il mito ci ricorda “aleggia sempre e comunque” nei contenuti del collettivo. L’ira, la vendetta, la brutalità umana è un dato di fatto, un contenuto del tema dell’ombra, con cui l’uomo si è sempre confrontato e scontrato. Bandire questo contenuto è in un certo senso impossibile, perché la sua repressione non cancella tale istintività. Eris vuole dunque rappresentare i sentimenti più brutali dell’umanità, che non possono essere gestiti attraverso il loro bando e la loro repressione, piuttosto andrebbero gestiti attraverso l’astuzia e l’elaborazione del suo contenuto. Oltre alle nozze di Peleo e Teti, Eris è ricordata anche per le nozze di Piritoo e Ippodamia: anche questa coppia nuziale ebbe la cattiva idea di invitare Eris al loro banchetto, proprio perché intendevano evitare problemi durante la cerimonia; tuttavia Eris viene nuovamente a sapere di questo oltraggio, e qui la dea causa qualcosa di più grave rispetto alla vicenda di Peleo e Teti; ovvero Eris si vendica agendo sull’ira collettiva, e portando all’origine dell’odio e della eterna lotta tra Centauri (Sagittario, segno dell’esaltazione di Eris) e Lapiti (secondo una leggenda sono fratelli dei Centauri, loro speculare opposto, quindi i Lapiti rientrano nella simbologia dei Gemelli, segno della caduta di Eris).

Ritornando alla mela della discordia, la disputa portò al giudizio di Paride che fu coinvolto dagli dei per stabilire un tremendo giudizio: chi è la più bella tra Era, Athena e Afrodite? Ogni dea cercò di spingere Paride dalla propria parte, con ricompense importanti. Atena offrì a Paride il dono della sapienza e della imbattibilità in guerra; Era gli offrì ricchezze, potere, capacità di sottomettere i popoli del mondo, gloria fino alle stelle; la furba Afrodite, invece, gli avrebbe concesso l’amore della donna più bella del mondo, Elena. Paride non ebbe dubbi e scelse Afrodite (Venere domicilio Bilancia Toro, domicili dello stesso pianeta Eris). Afrodite è dunque una “forma” oscura di Eris? Potremmo nelle analogie e cosignificanze incontrare in Eris una natura venusiana, diversa certamente da quella di Venere. Pare quasi che Eris incarni gli aspetti più oscuri di Venere, quindi se da una parte la dea dell’amore è simbolo di pace, abbondanza, amorevolezza, etica, bellezza, dall’altra Eris è l’esatto opposto, simbolo di guerra, povertà, avversione, disvalore, bruttezza. Nel Giudizio di Paride, dove è coinvolta Eris, è espressa anche la corruzione e la corruttibilità degli animi: infatti Paride è evidente che non arrivi ad un giudizio distaccato, equilibrato e onesto, sceglie in base ai tentativi corruttivi delle dee che attraverso la loro vanità cercano di corrompere il giudizio di Paride; il suo giudizio non è più onesto ma frutto di un uomo corrotto. Eris dunque nella simbologia del collettivo può insieme a Plutone essere simbolo della corruzione, dove però assume le sembianze del corruttore (colui che corrompe) mentre in Plutone possiamo trovare il corrotto, che attraverso le sue azioni trasforma le cose secondo una volontà disonesta e manovrata (interpretazione valida se leggiamo queste simbologie in senso disarmonico).

Lisa Morpurgo associa al pianeta X, qui identificato come Eris, la trasparenza nel segno del Leone. La simbologia zodiacale leonina è il domicilio del Sole. La trasparenza di Eris rievoca, dunque, un qualcosa di ancestrale e arcaico che riguarda proprio il nostro Sole, rievoca un tempo, un mondo, dove il Sole aveva una “traiettoria diversa”, che simbolicamente significa un Sole considerato dalla collettività di oggi diversamente da come poteva essere percepito da una collettività ancestrale, un Sole divino che entrava non solo nelle faccende spirituali ma anche in quelle fisiche delle sorti dell’umanità. In effetti, in antichità il Sole era non solo venerato ma utilizzato anche per importanti decisioni collettive, politiche ed architettoniche. Oggi non è più così e il Sole è nell’astrologia un simbolo che descrive un contenuto inconscio e conscio, mentre in antichità il suo moto, e le sue attività portavano a costruire certi templi ed edifici in particolari momenti storici e in particolari allineamenti, il Sole era anche venerato come oracolo, e come divinità in cielo celebrato, dunque considerato nel suo movimento con profonda attenzione. La trasparenza di Eris rievoca una memoria-solare che è difficile da stabilire e capire, che al massimo possiamo cercare di intuire. Il mito di Eris ci aiuta in questa intuizione. Nella leggenda del Vello d’Oro incontriamo ad un certo punto il re di Micene che avrebbe ceduto il suo trono solo se il Sole (domicilio in Leone, segno della trasparenza di Eris) avesse cambiato il suo corso. Il re degli dèi Zeus (Giove, domicilio in Sagittario, segno dell’esaltazione di Eris) chiese aiuto ai poteri divini della dea discordia; la dea così posizionò il cammino della sera sotto gli zoccoli del cavallo dell’alba, ciò determinò un cambiamento del movimento del Sole: nel giorno seguente il Sole raggiunta la metà della volta celeste, avrebbe cambiato il suo normale percorso, tramontando a Oriente. L’evento mitologico parla, attraverso le simbologie, di qualcosa di più complesso. Sappiamo oggi che il mito è un contenuto di verosimiglianze: non sono affatto leggende, ma sono verità celate attraverso il racconto simbolico. Quando ho approfondito questo aspetto del racconto mitologico, ho cominciato a fare delle ricerche sulle ere geologiche. Il cambiamento del “cammino del sole” voluto da Zeus e eseguito da Eris, nonché la trasparenza di Eris nel Leone, mi ha fatto pensare che un “tempo” la terra non era percepita come lo è oggi nel suo movimento giornaliero, ovvero il tempo, scandito dal sorgere e il tramontare della nostra stella madre, era caratterizzato presumibilmente da un ritmo diverso. Questo pensiero lo considerai inizialmente come una intuizione, e come tale poteva anche essere sbagliata non avendo conoscenze profonde delle ere geologiche. Così facendo una ricerca ho scoperto che il tempo nei diversi momenti terrestri è stato profondamente diverso da come lo percepiamo oggi: vediamo questa diversità nella tabella che segue, che identifica le varie ere geologiche in rapporto alla percezione del tempo.

TEMPO TERRESTRE
in milioni di anni fa
NUMERO GIORNI
in un anno
DURATA ORE
di un giorno
OLOCENE
oggi
365 24.0
CRETACEO
65
371 23.6
GIURASSICO135 377 23.2
TRIASSICO180 381 23.0
PERMIANO230 385 22.7
CARBONIFERO
280
390 22.4
DEVONIANO350 396 22.1
SILURIANO400 402 21.7
CAMBRIANO500 412 21.3
PRECAMBRIANO600 424 20.7
PRECAMBRIANO700 435 20.1
PRECAMBRIANO850 450 19.5
PRECAMBRIANO900 456 19.2

In ogni epoca terrestre-geologica, il tempo è stato vissuto dal pianeta e dalle sue creature (animate o inanimate che siano) in modo diverso, a causa di fenomeni fisici che riguardano la rivoluzione/rotazione terrestre. Aggiungo che in ogni epoca, la Luna con gradualità si allontana sempre di più dalla terra. Dal punto di vista simbolico, dunque, l’azione di Eris sul Sole a mio giudizio vuole rappresentare una percezione del tempo e dello spazio diversa, ovvero rievoca una memoria arcaica che appartiene al pianeta stesso in cui, in epoche lontanissime, giorno e notte, alternanza della luce e del buio, numero di giorni, numero di ore, poteva essere percepito in modo veramente diverso da come lo percepiamo oggi.

Eris è coinvolta anche nelle storie leggendarie delle amazzoni. Forgiò attraverso il suo potere l’alabarda, un’arma che fu poi consegnata a Pentesila, regina delle Amazzoni. C’è dunque una connessione tra Eris e il contenuto del femminile-amazzone. Le guerriere donne sono poco contemplate nell’immaginario simbolico astrologico, aspetto che viene generalmente conferito a Marte che però identifica più un aspetto maschile della figura del guerriero. Eris in un certo senso riscatta questa lacuna simbolica, portando in superficie l’aspetto “marziale” (ma dovremmo a questo punto dire “erisiano”) del femminile, dove abbiamo la rievocazione e la riabilitazione delle leggendarie donne guerriero, la cui regina ricordo indossa la Cintura di Ares, femminilizzando così un contenuto solitamente attribuito alla polarità arietina, che nelle amazzoni diventa taurina. Il simbolo delle amazzoni rievoca anche le simbologie del matriarcato, di un femminile centrale e autoritario rispetto al patriarcato. La scoperta di Eris, come vedremo più avanti, coincide a livello storico anche ad un ritorno di un femminile da secoli, se non millenni, sottoposto a oppressione e repressione, Eris sta riportando in superficie la centralità del femminile, con tematiche diverse: sia di violenza inaudita verso le donne, sia come tentativo del mondo femminile di riscattarsi da una indebita oppressione ed eclissi perpetuata e perpetrata dall’ingerente potere maschile.

In ultima istanza, Eris entra in gioco anche nei crimini efferati che hanno come matrice la pulsione-emotiva-affettiva incontrollata e irrefrenabile. In tal senso nel mito incontriamo la storia d’amore di Politecno e Aedona che colpevoli di presunzione, in quanto si vantarono di amarsi più di Zeus ed Era, subirono la collera di Era; la regina dell’Olimpo invitò Eris a punire i due innamorati: la dea attraverso i suoi poteri spinse i due coniugi ad odiarsi sino all’estremo; in una terribile tragedia, il loro amore si trasformò in vendette reciproche, con macabre vicende dove Politecno arrivò a stuprare la sorella di Aedona, l’uomo fu torturato, cosparso di miele, abbandonato in un prato e divorato dagli insetti tra tremendi dolori; Aedona all’ultimo rinsavì dall’odio, provando pena per il consorte, ma ormai era troppo tardi e il loro amore, culminato nella tragedia, finì con l’intervento di Zeus che trasformò i due in rondine (Aedona) e in aquila marina (Politecno). Nonostante la tragedia, Eris ci offre anche una possibilità di riscatto che vediamo in Aedona che nell’ultimo momento rinsavisce, in un certo senso rompendo la maledizione erisiana e ritornando a vedere in tutta la bruttezza di quei gesti, l’amore originario. Ma la simbologia evocata dal mito ci ricorda che spesso il rinsavire può coincidere con un “tempo esaurito” al riscatto e alla riabilitazione, portando comunque alla fine e alla distruzione totale.

La Natura di Eris è quella di una dea spietata, animatrice dei conflitti e delle guerre tra gli uomini. Omero ci offre una descrizione esemplare della simbologia erisiana: la dea è una piccola cosa, all’inizio, cresce e avanza a grandi falciate sulla terra, la testa colpisce i cieli, semina odio fra uomini, acuendo le loro sofferenze, Eris è signora del dolore. Quinto Smirneo potrebbe offrirci una visione diversa di Eris, non centrata sulla natura umana ma sulle forze ctonie e terrestri, in tal senso Eris potrebbe rappresentare l’energia eruttiva di un vulcano. Smirneo vede Eris come una dea che cresce a dismisura, e mentre lo fa sotto i suoi piedi la terra trema, e dalla sua bocca si sprigionano fiamme e voce tonante, che scuote gli animi degli uomini. Esiopo però ci offre anche una visione positiva della simbologia di Eris: se armonica, la dea esprime la competizione sana, ovvero spinge gli uomini a superare i propri limiti, aiutandoli a conseguire le loro vocazioni che l’innata pigrizia umana può rendere altrimenti irraggiungibile.

Esiodo identifica diversi figli legati a Eris; intanto questa caratteristica ci riconduce all’utero-morpurghiano associato al pianeta X, come struttura in cui si compie la germinazione della vita. Gli epiteti dei figli di Eris possono aiutare l’astrologo a comprendere la natura del simbolo erisiano, ovvero cosa il pianeta può generare nella sua attività simbolica. Tuttavia, Esiodo identifica i figli di Eris con termine negativi, che io intendo correlare da un opposto armonico, perché Eris non descrive solo distruzione ma è anche un profondo simbolo di possibile riscatto dalle ingiustizie e dalla immobilità dell’animo umano. Figli di Eris: Horcos (tradimento-giuramento), Ate (rovina-costruzione), Amfilogie (disputa-accordo), Dismonia (disobbedienza-rispetto), Pseudologoi (bugia-verità). Ponos (fatica-gioia), Lethe (oblio-ricordo), Limos (fame-sazietà), Algera (dolore-piacere), Isminai (combattimento-incontro), Makhai (battaglia-arresa), Fonoi (omicidio-salvezza), Androktasiai (strage-eroismo), Neikea (litigio-rappacificazione).

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2 thoughts on “ERIS come pianeta in astrologia: temperamento e mito

  1. Non comprendo bene il presupposto mitologico di questo articolo. Per Lisa Morpurgo il pianeta X era identificato con Proserpina/Persefone, certamente non a caso, conoscendo la ferrea logica morpurghiana. Proserpina, dea agreste che Morpurgo collega al femminile e alla vegetazione e che giustamente considerava domicilio base del Toro. Ho difficoltà a immaginare la simbologia di Eris collocata in toro o bilancia. Il nome Proserpina infatti sarebbe stato corretto dal punto di vista della narrazione mitologica (il nome adatto per il primo pianeta transplutoniano dato che Proserpina fu rapita e violentata da Plutone) ma sopratutto simbolica, poiché proserpina/persefone non è altro che la traduzione greca della dea Kar/Car, ovvero la grande madre dell’era matriarcale di cui Lisa scrive nel Convitato. Io continuo a pensare che il pianeta X sia ancora da scoprire.

  2. Proserpina Persefone è un riferimento “mitologico” che dobbiamo però tradurre poi nelle simbologie planetarie.
    Lisa Morpurgo non è stata una “veggente” ma una astrologia. Eris è legata anche al mondo dell’Ade quindi ha una correlazione interessante al concetto mitologico di “Persefone”; ha in alcuni racconti particole connessione ai “capelli” che tiene raccolte in bende intrise di sangue, e il pianeta X secondo la Morpurgo dovrebbe avere qualche connessione con la calvizia nelle donne.

    Inoltre il mito è solo uno strumento per leggere un pianeta ma non sono i miti a identificare i pianeti, ma è l’approccio umorale e temperamentale a dare “caratteristiche” ai Pianeti.

    Ovviamente quanto hai letto non è solo l’opinione del sottoscritto interprete e astrologo.
    Non è certo una verità accademica.

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