Ottava ♅ Nona ♆ e Decima ♇ Sfera: i luoghi estremi del cielo. Breve riflessione.

Astrology

Deus est sphaera intelligibilis, cuius centrum ubique circumferentia nusquam.
Alano di Lilla – Regulae theologicae

Uno dei primi manoscritti medievali dove è teorizzata l’esistenza di un “vuoto infinito”, che va oltre i confini dell’universo, è il DE CAUSA DEI di Bradwardine che sostanzialmente rifiuta l’idea aristotelica e celebra l’assoluta onnipotenza e predestinazione divina, ovvero la Sfera definita da De Causa Dei non si limita alle sfere note, ma va ben oltre descrivendo un divino inarrestabile. Dio in quanto in situ imaginario infinito è ovunque lo spazio immaginario può e potrà arrivare. Dice Bradwardine: “Dio è infinitamente esteso, senza dimensione e senza estensione”. Nell’opera di Alano di Lille leggiamo che Dio è una sfera infinita il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo, tale affermazione da l’idea di sfere infinite perché Dio non è limitabile in uno spazio chiuso e quindi è espanso, ovunque il pensiero è stato, è e sarà. Michele Scoto in Liber introductorius dice che come nel centro tutte le linee della sfera (raggi) si concludono – linee deducibili, estratte e portate alla circonferenza – Dio è colui che deduce, limita, definisce ogni cosa; ogni creatura da Egli procede e in Egli idealmente ritorna. Questa introduzione  – la cui fonte proviene dal testo Sphaera, forma immagine e metafora tra medioevo ed età moderna a cura di Pina Totaro e Luisa Valente, Leo S. Olschki Editore – ci conduce verso le sette sfere note più quelle meno note che sono l’ottava, la nona e la decima.

Nel linguaggio astrologico il concetto di sfera è ancora di estrema attualità, perché il punto di osservazione dell’astrologia è geocentrico e pur sapendo, oggi, che la Terra partecipa all’interno sistema e non è al centro dell’universo, risulta essere a tutti gli effetti al Centro dell’uomo, ovvero la Terra è il punto da cui parte l’osservazione dell’umanità nei confronti del cielo, e in un certo senso questo punto di osservazione rappresenta il centro della circonferenza totale. Partendo dal punto terrestre, luogo di osservazione, le varie sfere che incontriamo, fino a possibilità infinite, sono:

la Sfera che appartiene al Cielo della Luna
la Sfera che appartiene al Cielo di Mercurio
la Sfera che appartiene al Cielo di Venere
la Sfera che appartiene al Cielo del Sole
la Sfera che appartiene al Cielo di Marte
la Sfera che appartiene al Cielo di Giove
la Sfera che appartiene al Cielo di Saturno

Queste sfere appartengono al “settenario”, il sistema planetario composto da, in realtà, due luminari Sole e Luna e cinque astri fondamentali che vanno a comporre una struttura perfetta per il metodo astrologico, altamente sperimentata e studiata nei millenni. Subito dopo Saturno troviamo però altre tre sfere di cui l’ultima molto particolare. Seguono:

la Sfera del Cielo delle Stelle Fisse
la Sfera del Cielo Cristallino o Primo Mobile
la Sfera dell’Empireo

In queste tre sfere incontriamo altre esperienze del cielo e dell’universo. In particolare l’ottava sfera, più conosciuta, è quella dove vengono collocate le Stelle Fisse. In questo spazio in Dialoghi d’amore di Leone Ebreo troviamo una riflessione molto importante: dicono i teologi che tanto è la vita del mondo quanto sta l’ottava sfera a far una circulazione, e fatta essa con tutto il resto si dissolve, ritornando le forme ne la divinità e le materie ne la madre caos; il quale, riposando mille anni, si ringravida dell’intelletto divino, informato di tutte le idee sue, un’altra volta di poi di cinquanta mila anni ritorna a germinare il cielo e la terra e altre cose dell’universo; e già gli astrologi, significando questo, dicono che girando l’ottava sfera una volta, ritornan tutte le cose come ne la prima. Il pensiero espresso in questo testo non è tanto lontano a molti altri pensieri di autorevoli astrologi del mondo antico che – semplificando – indicano come le stelle ritornando nella posizione originaria, compiuta tutta la loro lentissima “circulazione”, ogni cosa finisce e termina, e avrà però poi inizio un nuovo principio, un nuovo cielo, una nuova terra. L’ottava sfera rappresenta le stelle infinite e in questo spazio celestiale è posizionato Urano: immedesimandomi in un osservatore medievale, attribuirei Urano alla potestà delle stelle fisse, il guardiano di una soglia molto importante in cui ci sono infinite luci. Questo pianeta appartiene ad una soglia che è oltre Saturno, entriamo così in un mondo molto diverso da quello conosciuto nel settenario (Sole Luna Mercurio Venere Marte Giove Saturno), in un territorio misterioso, sempre più vicini all’infinito. Tuttavia, possiamo stabilire che dopo la Sfera di Saturno non vi è “infinito” non qualificato, ma ci sono altre tre sfere ben precise e note, cantate anche da Dante, dove troviamo qualcosa di più eterico. Urano è l’unico pianeta del sistema a noi noto ad avere un angolo “quasi” retto rispetto alla sua orbita, ha una inclinazione di 97,77°, questo dal punto di vista fisico crea sul pianeta fenomeni stagionali estremi: il Sole splende su ogni polo per lunghissimi periodi, lasciando l’altra metà nell’estremo buio, dove per esempio l’inverno dura circa 21 anni. Urano ha una somiglianza a Venere per il suo moto rotazionale che è in senso opposto rispetto a tutti gli altri pianeti del Sistema Solare, questo lo rende un pianeta unico proprio per via del moto di rotazione ma anche – e specialmente – per la sua inclinazione estrema.

Nella Nona Sfera incontriamo il primo mobile che è quella parte del cielo che causa il movimento delle stelle e dei pianeti; in Dante la nona sfera è definita da molti interpreti come prima visione di Dio e degli ordini angelici, c’è comunque una connessione tra la Nona Sfera e tutto ciò che vi è sotto, dall’ottava sfera fino alla prima, questa parte dell’immenso mi ha sempre fatto pensare al versetto “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, v, 145): di che amore parliamo? Nettuno è l’ottava più alta di Venere: in ottica moderna, quindi, mentre in Venere è risaltato l’amore personale, in Nettuno è risaltato quello spirituale. Nettuno è collegabile alla nona sfera, o primo mobile, perché qui andrebbe effettivamente a rappresentare l’Amore divino per tutto ciò che ha creato e per questo il suo infinito e incessante amore nel muovere ogni cosa e nel far si che ogni disegno abbia compimento e fine. In numerosi testi rinascimentali si trovano accuse circa il Primo Mobile che sarebbe associato alla natura dei segni zodiacali e direbbero questi manoscritti che nel Primo Mobile poiché non vi sono stelle ne altro, non può arrivare nulla da questo settore del cielo, alcun tipo di influsso. Oggi sappiamo che le stelle fisse stanno ben oltre l’ottava sfera, la nona e la decima, sono sullo sfondo più profondo, quindi queste sfere assumono le sembianze di “aree percettive” non dotate dunque di una realtà fisica! La nona sfera è la sfera dove l’amore di dio fa muovere ogni cosa, o almeno è il luogo in cui l’uomo ha la percezione di tale amore.

Nella Decima Sfera incontriamo l’Empireo, quello dove Dante colloca Angeli, Beati, e Divina Trinità. L’Empireo è in particolare considerato dalle tradizioni arabe ma anche cristiane, di varie epoche, qui avrebbe sede Dio, nella sua entità misterica e impenetrabile, non conoscibile realmente, è anch’essa vista come una sfera ma rispetto alle altre non ha un limite, perché da essa quello che vi è dopo è infinito e appartiene sempre all’Empireo. È stata definita dai filosofi islamici come luogo dove la dimensione non è limitata, dove non vi è materia, dove tutto è fuori dal tempo e dallo spazio. Qui oggi possiamo collocarci Plutone, il pianeta più estremo e il più misterioso: la stessa Astrologia di questi tempi vede in Plutone l’oscurità profonda e gli abissi neri assoluti, ovvero il buio insondabile, infinito, l’eterno mistero che è Dio. Per comprendere questo spazio-non-spazio mi appello a Dante: in riferimento al Paradiso, dentro l’Empireo il “ciel della divina pace” si muove il Primo Mobile, nella cui verità ricevuta dall’Empireo è fondata la vita di tutto ciò che è contenuto da esso, ovvero gli otto cieli inferiori e la terra stessa. L’ottavo cielo (quello delle Stelle Fisse e di Urano) distribuisce le virtù universali, ricevute dal nono cielo (Primo Mobile, dove troviamo l’Amore di Dio che muove ogni cosa e Nettuno), queste sostanze vengono donate alle stelle che sono contenute nell’ottava sfera. I sette cieli inferiori dispongono in differenti maniere le distinte essenze che hanno in sé: le sfere sono cosi gli organi della creazione, che ricevano l’influenza del cielo superiore e la esercitano su quello inferiore. In una concezione teologica e filosofica sulla creazione, possiamo intuire che il movimento e l’influenza dei cieli derivano dalle intelligenze angeliche, dai beati motor, come l’opera del martello deriva dal fabbro. Il cielo stellato prende la sua virtù dall’intelligenza angelica che lo muove e la imprime nelle stelle e nei cieli sottostanti. La virtù dell’intelligenza motrice si moltiplica determinando virtù diverse, tali virtù si differenziano in forme diverse e in leghe diverse. Da queste virtù derivano le luminosità diverse delle stelle e le loro specifiche influenze che a loro volta infondono nelle sfere sottostanti le loro qualità.

Dunque, tutto ha origine dal luogo chiamato EMPIREO dove ha sede il divino imperlustrabile e non conoscibile, dove ha sede il Mistero Inviolabile e non comprensibile, l’eterno creatore.

 

FONTE
Il poema di Dante, V. Courir – Edizioni Remo Sandron
Spaera, forma immagine metafora tra medioevo ed età moderna, P. Totaro L. Valente – Leo S. Olschki Editore
Mistica e spiritualità, Raimon Panikkar – Jaca Book Editore

Francesco Faraoni

Studioso di astrologia, nella tradizione della filosofia naturale e degli approcci umanistici.

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